Partito Popolare Sicurezza e Difesa

Partito Popolare Sicurezza e Difesa
Il dovere di precisare PDF Stampa E-mail

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ghirigoriChi ci ha seguito dall’inizio della nostra avventura, nel 2009, quando insieme ad altri amici abbiamo creduto e voluto realizzare il progetto del PPSD non può non essere rimasto sorpreso dal lungo silenzio da parte di esponenti del PPSD  e dal mancato aggiornamento del sito. In un paese come il nostro  quando si decide di portare avanti un progetto politico armati solo dallo spirito di sacrificio e da un corredo di valori aventi come fine, realmente e forse ingenuamente, il bene del paese, l’impresa diventa titanica. Se aggiungiamo - il non poco importante particolare - che nel nucleo fondante del partito erano presenti dei cittadini in uniforme ed esponenti dell’Arma, il quadro è completo. In questi ultimi mesi il nome del nostro partito è stato spesso abbinato ad un altro movimento/partito.  Usiamo volutamente il termine movimento/partito e, se permettete, vorremmo fare una piccola parentesi prima di continuare il nostro ragionamento: ultimamente molti politici di professione, sia che  si presentino in prima persona o manovrino dei burattini prezzolati in avventure politiche, hanno poca o nessuna stima nella intelligenza degli italiani; fondano un partito e, facendo leva sulla diffusa intolleranza verso tale forma di sodalizio a causa degli scandali e ruberie che purtroppo chi più chi meno caratterizzano tutti, lo chiamano furbescamente Movimento. Ma la caratteristica di un movimento è quella di nascere dal basso e successivamente dalle sue file emergere un leader, riconosciuto da tutti, per guidarlo verso gli obiettivi che si prefiggono le persone che  compongono il movimento. Chiunque applichi questo semplice schema ai prodotti politici che si spacciano per movimento capirà facilmente dove sta l’inganno. Dopo questa doverosa precisazione  possiamo dare un nome al sopracitato partito: il M.I.R. (Moderati Italiani in Rivoluzione), nuovo pianetino della galassia berlusconiana. Ora, la politica ha le sue regole ed inevitabilmente i suoi costi. Crediamo sia doveroso invitare gli italiani ad una riflessione in merito ai finanziamenti pubblici dei partiti. Tranne che non ci si reputi degni di vivere sotto una dittatura o un monarca, la democrazia per essere tale ha bisogno dei partiti. Partiti che hanno il dovere di rappresentare le istanze di quote di cittadini accomunati da esigenze e valori condivisi. Ma  i partiti devono essere finanziati dai cittadini stessi in solidale e non dai singoli, altrimenti saremo governati esclusivamente da esponenti delle classi agiate. I finanziamenti, naturalmente, devono essere ridotti al minimo e all’insegna della massima trasparenza.


Molte persone animate da buona volontà hanno aderito al nostro progetto senza, probabilmente, avere un’idea chiara delle difficoltà dell’impresa. Tolti i partiti storici e loro trasformazioni, la genesi di un movimento politico segue principalmente due vie. Nella prima, oggi la più diffusa, una persona o  un gruppo di persone mette in campo ingenti risorse economiche - risorse , non è male ribadirlo, che pagheremo comunque tutti perché il soggetto in questione troverà il modo di detrarlo dalle tasse che dovrebbe pagare -  con l’unico obiettivo di accedere alle leve del potere per meglio difendere e sviluppare i propri interessi economici e recuperare, moltiplicati, i denari investiti. Su questo carro cercheranno di prendere posto quanti vedono la politica semplicemente come il più redditizio degli affari. Lasciamo alla immaginazione di chi ci legge quantificare le percentuali di questa tipologia di “politici” presenti nelle nostre Istituzioni. L’altra via, impervia, faticosa ed avara di successo è quella di cercare il consenso unicamente con la forza delle idee e dei valori  che caratterizzano un progetto.  Una via che richiede, a tutti quelli che la percorrono, forti sacrifici personali in termini economici e di impegno.


Alcuni amici, fondatori del progetto, che hanno condiviso con noi molte battaglie e si sono impegnati sostenendo enormi sacrifici hanno fatto, oggi, una scelta radicalmente diversa. Hanno deciso di seguire la prima via. La carriera politica facile e veloce, al seguito del milionario di turno che “investe” in politica. A questi amici, oltre ad un grazie per il tempo trascorso insieme a noi, appena il tempo di far notare loro che il nuovo percorso politico scelto, dal punto di vista dei valori e della prassi politica è completamente in antitesi con il progetto del PPSD.  Riteniamo doveroso sottolineare che il progetto del PPSD con il proprio contenuto di idee e valori è assolutamente incompatibile con il progetto del M.I.R.  e mai nulla avrà in comune con esso e con il PDL, di cui è appendice,  in generale.


Il doveroso chiarimento era dovuto nei confronti di quanti hanno seguito fin dal nascere il PPSD e la dinamica delle idee nate dal confronto tra quanti hanno condiviso il progetto.  Confronto che mai ha messo in discussione i valori fondanti del partito. Una politica eticamente sana che abbia a cuore la salvaguardia della democrazia, il rispetto delle regole per tutti e incentivi al merito in un contesto di solidarietà costruttiva. Una democrazia che non va difesa con le armi o  con le cariche delle forze dell’ordine, ma con la pace sociale attraverso il rispetto della dignità di tutti. Crediamo che il paese possa farcela se tutti, umili e potenti, remano nella stessa direzione. Ma, bisogna innanzitutto rifuggire dal facile populismo o dalle ricette miracolose e farsi promotori di quel cambiamento sociale indispensabile per dare un futuro ai nostri figli ed al paese stesso. Siffatto corredo etico manifesta, qualora c’è ne fosse bisogno,  l’assoluta inconciliabilità tra la nostra visione della politica e quella che, facendo cinicamente leva sui bisogni dei deboli, ha fatto della corruzione e del più squallido populismo la propria strategia elettorale.


Oggi, al di la dell'appartenenza politica, la maggior parte degli italiani ha capito che lavorando onestamente nessuno diventa milionario, ed è assolutamente impensabile pensare che questi individui e la loro squallida corte che inevitabilmente li accompagna, una volta raggiunto il potere possano diventar virtuosi. La recente storia del nostro paese è la migliore lezione sull’argomento. Vorremmo chiudere questo chiarimento con un appello, perché siamo convinti che la prima parola che appartiene alla politica sia “partecipazione”. Nessuna democrazia è veramente tale se questo concetto è assente.


Nonostante le difficoltà che qualunque progetto politico nato senza le risorse degli imprenditori della politica e senza star della televisione che possano beneficiare di una copertura mediatica illimitata a costo zero, deve affrontare, noi andremo avanti lo stesso. Invitiamo chiunque voglia scommettersi e condivide i principi etici alla base del nostro programma politico. Sarà benvenuto tra noi. Quello che crediamo sia necessario è soltanto la buona fede ed il desiderio di essere utile all’Italia. Dobbiamo essere animati dal più nobile degli egoismi: il futuro dei nostri figli.


Un’ultima riflessione rivolta soprattutto a quanti hanno perso la speranza nel nostro progetto e quelli che, in buona fede, pensano di avere trovato strade più comode e veloci per realizzare i loro progetti. Comunque vadano le cose siamo orgogliosi del tragitto percorso insieme a voi, così come siamo orgogliosi di dire che comunque vada ci abbiamo provato e continueremo a provarci.


Quando si vive un disagio, c’è una sola e disonorevole sconfitta: quella di non aver lottato.

 
Taranto, fiaccolata di solidarietà per i fucilieri del San Marco detenuti in India PDF Stampa E-mail

Roma, 19 mar - Ieri più di 300 persone hanno partecipato alla fiaccolata svoltasi ieri in solidarietà ai due militari detenuti in India. La manifestazione organizzata dall’Unsi (unione nazionale Sottufficiali) è partita con a capo i parenti di Massimiliano Latorre alle ore 18,30 dall’Arsenale militare percorrendo le strade del centro affollate dallo shopping del sabato sera concludendosi nei pressi del monumento al marinaio.

Presente alla fiaccolata una rappresentanza qualificata del Partito Popolare Sicurezza e Difesa, che schiera a Taranto i propri candidati Giuseppe Mastronuzzi e Francesco Guarini, al consiglio comunale nelle liste del Terzo Popolo.

 
Carceri: braccialetti elettronici che costano un occhio PDF Stampa E-mail

guido-lanzo(di Guido Lanzo) Appena si parla di carceri sovraffollate, regolarmente spuntano fuori i famigerati braccialetti elettronici, il cui ausilio per svuotare le carceri è rimasto indegnamente ancorato alle false promesse di chi ne ha presentato il progetto. Ma i soldi no. Il capitale per finanziare il progetto alla Telecom è stato sborsato eccome, difatti dieci braccialetti ci costano circa 11 milioni di euro all’anno per un affare complessivo da 110 milioni di euro (la cifra è riferita al contratto di appalto Ministero Interno - Telecom per gestire 400 braccialetti per 10 anni ), neanche fossero tempestati di diamanti.Il business dei braccialetti nasce nel 2001 da un accordo di due illustri membri dell'allora governo Amato: l'ex ministro dell'Interno, Enzo Bianco, e l'ex Guardasigilli, Piero Fassino, oggi sindaco di Torino. Ma dei ben 400 dispositivi elettronici che il Viminale ha noleggiato dalla Telecom, solo 11 sono stati utilizzati. L’ennesimo spreco di risorse, dunque,  che lo Stato avrebbe potuto devolvere dignitosamente per il perfezionamento delle 40 strutture carcerarie completate e mai inaugurate, di cui abbiamo già ampliamente discusso.Oltre l’esoso ed improponibile costo dell’affare (per la Telecom, non certo per gli italiani), lo scarso utilizzo dei braccialetti hi tech ha permesso di appurare l’inaffidabilità dello strumento per gravi problemi di applicazione, per il necessario requisito di un domicilio certo, ma anche la facilità con cui disfarsi del farlocco (e costosissimo) congegno rendendosi irreperibili. Paradossalmente sarebbe uno strumento per guadagnare facilmente una via di fuga, anziché assicurare la detenzione domiciliare."Il 2011 ha decretato la scadenza del contratto decennale. Ma solo ora, in vista di un ipotetico rinnovo contrattuale, il governo torna fatalmente ad occuparsi dell’annosa questione del sovraffollamento carcerario, rispolverando l’utilizzo del braccialetto elettronico quale salatissima panacea per ovviare alla detenzione in cella".

 
L'impegno del PPSD per le Guardie Particolari Giurate PDF Stampa E-mail

Roma, 26 dic - (di Luca Roffinot) Un'altra Guardia particolare Giurata e' caduta mentre compiva il proprio dovere. Aveva solo 35 anni e si chiamava Francesco Malcore. Gli hanno sparato dritto in fronte per poche migliaia di euro ma lui, come molti suoi colleghi, di soldi ne guadagnava probabilmente pochi. Sono sole le Gurdie Giurate, di loro se ne parla solo quando scappa il morto, si sa poco o nulla del loro mestiere, della vita che fanno, delle responsabilità che vivono senza una qualifica adeguata, senza una preparazione dovuta a chi indossa una divisa e porta un'arma. Anche per questo è nato ed esiste il PPSD: per ricordare a tutti che nel tutelare e difendere il Comparto Sicurezza non ci siamo dimenticati di loro. Per questo ci battiamo per una proposta di legge che finalmente garantisca alle G.p.G. la preparazione dovuta e la giusta remunerazione.Vogliamo fortemente l'Albo Professionale che li qualifichi come veri e propri Operatori della Sicurezza. Perchè non siano divise di serie B. Il Partito Popolare Sicurezza e Difesa della Regione Lombardia esprime le più vive e sentite condoglianze alla famiglia e ai colleghi di Francesco Malcore, 35 anni, Guardia particolate Giurata della provincia di Taranto.

Luca Roffinot
Segr. Prov. PPSD Brescia, ex Guardia particolare Giurata

 
COMUNICATO STAMPA PDF Stampa E-mail

logoPSDpiccoloDifesa: carabiniere fa politica e viene punito. Il TAR condanna l'amministrazione militare

Roma, 23 dicembre - Si era iscritto ad un partito politico ed aveva incarichi di responsabilità all'interno di esso e per questo i suoi superiori gli avevano inflitto 5 giorni di consegna di rigore e respinto un ricorso gerarchico. Inizia così la vicenda giudiziaria che ha visto contrapporsi, sui banchi del tribunale amministrativo dell'Umbria, il carabiniere scelto Guido Lanzo, in servizio presso il nucleo operativo radiomobile della compagnia di Terni e la propria scala gerarchica, rappresentata e difesa dall'avvocatura dello Stato.

I fatti risalgono all'agosto del 2010 quando nei confronti di Guido Lanzo, una laurea in giurisprudenza e una prossima in scienze politiche, fu avviato dal Comandante della Legione Carabinieri Umbria un procedimento disciplinare che si concluse con l'irrogazione di 5 giorni di consegna di rigore, l'equivalente degli arresti domiciliari per un comune cittadino, con l'obbligo di scontare la "pena" nel proprio alloggio in caserma. A nulla è valso il "ricorso gerarchico" esperito dal carabiniere e rigettato dal comandante del Comando Interregionale Carabinieri "Podgora". A quel punto il carabiniere decide di invocare il Tribunale amministrativo per difendere il proprio diritto sancito, tra l'altro, nella nostra Carta Costituzionale, assistito dall'avvocato Giorgio Carta - una vera autorità nel campo del diritto militare e per le forze di polizia -, in collaborazione con l'avvocato Giuseppe Piscitelli.

La Sezione prima del Tribunale Amministrativo Regionale per l' Umbria non solo da' ragione al carabiniere condannando addirittura l'Amministrazione Difesa a pagare le spese processuali, ma stabilisce un principio giurisprudenziale importante. Non è ravvisabile, a giudizio dei giudici amministrativi, "un divieto di iscrizione e, a fortiori, di assunzione di cariche in seno ai partiti politici, nei confronti del personale delle Forze Armate" se l'attività viene svolta secondo quanto stabilito dalle norme di legge, e cioè "non durante l’attività di servizio, né in luoghi a ciò destinati, né indossando l’uniforme o qualificandosi in relazione all’attività di servizio come militare o rivolgendosi ad altri militari in divisa o qualificatisi come tali".

Il collegio giudicante, composto da Cesare Lamberti (Presidente), Carlo Luigi Cardoni (Consigliere) e Pierfrancesco Ungari (Consigliere, Estensore) va però ben oltre l'enunciazione del semplice principio giurisprudenziale, ma con un'articolata sentenza chiarisce una volta per tutte all'amministrazione della Difesa, che dovrebbe ben conoscere la materia, che "le limitazioni all’esercizio di attività politica da parte del personale militare, non riguardano direttamente il diritto di iscrizione ai partiti o le attività che possono essere svolte all’interno di essi, bensì mirano a separare l’attività di servizio da quella politica, consentita (oltre che in conseguenza delle candidature alle elezioni politiche ed amministrative, in relazione alle quali il rapporto di servizio è sospeso) se svolta a titolo personale e fuori dalle condizioni espressamente individuate dalla legge (quali indici presuntivi di collegamento dell’attività politica del singolo militare con le Forze Armate, come tali)".

Il dott. Guido Lanzo svolge la funzione di Segretario regionale del Piemonte all'interno del Partito Popolare - Sicurezza e Difesa i cui vertici da tempo si sono spesi per dare al personale in uniforme, che rappresenta un'importante aliquota degli iscritti al partito, gli stessi diritti civili e politici che spettano a tutti i cittadini, compreso quindi il diritto ad iscriversi ad un partito politico e fare attività politica secondo quanto stabilito dalla legge.

«Finalmente un collegio giudicante coraggioso ha ristabilito il primato del diritto sulla prepotenza della gerarchia militare che vuole ad ogni costo tenere separati il personale in uniforme dal resto della società civile, imponendo loro regole assurde e palesemente in contrasto con il dato normativo». Così Giuseppe Paradiso, Segretario nazionale del Partito Popolare - Sicurezza e Difesa commenta la sentenza del Tar dell'Umbria e sottolinea inoltre che «sono pendenti da più di un anno presso i competenti tribunali militari delle denunce verso i superiori gerarchici di alcuni iscritti al partito per l'ipotesi di reato contemplata dall’art. 294 del codice penale («Attentati contro i diritti politici del cittadino»), secondo il quale chiunque con violenza, minaccia o inganno impedisce in tutto o in parte l'esercizio di un diritto politico, ovvero determina taluno a esercitarlo in senso difforme dalla sua volontà, è punito con la reclusione da uno a cinque anni». «Abbiamo appurato - continua Paradiso - una singolare doppia velocità nel discutere le cause da parte dei tribunali militari, che risultano essere incredibilmente celeri quando l'azione penale è invocata dalle gerarchie militari e, invece, risultano lentissimi quando a finire nel mirino delle denunce sono le stesse gerarchie».

«Speriamo che questa sentenza - conclude Paradiso - possa, da una parte, chiarire finalmente alla gerarchia militare che la sua potestà disciplinare non può dilatarsi fino ad interpretare in maniera illogica ed anticostituzionale dei diritti così importanti per il cittadino militare e, dall'altra, infondere quel coraggio a quegli stessi cittadini in uniforme - come lo ha avuto il carabiniere scelto Guido Lanzo - che finora sono stati timorosi di ripercussioni disciplinari. La vicenda del carabiniere Guido Lanzo è il trionfo del diritto sulla prepotenza, e non sarà l'unica. Le gerarchie militari e le Forze armate, il cui ordinamento "si informa allo spirito democratico della Repubblica" come recita la Costituzione, ne prendano buona nota».

 
Evoluzioni delle conflittualità PDF Stampa E-mail
Giuseppe-Lenzi(di Giuseppe Lenzi) E’ passata sotto silenzio, per non dire che è stata quasi del tutto ignorata dai grandi media, la dotta e fascinosa prolusione tenuta giorni or sono dal prof. Gori in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’anno Accademico 2011-2012 del’Accademia Aeronautica che vive il suo 88° anno dalla sua fondazione.

L’evento, di fatto, è coinciso con un momento particolarmente effervescente della “grande” politica italiana che ha visto le maggiori ex personalità di spicco dello scenario politico e governativo totalmente impegnate a seguire l’evolversi della nascita del neogoverno tecnico alle sue prime “uscite” nazionali. Nessun politico di rilievo, infatti, ha ritenuto di partecipare all’importante evento accademico che, per il passato, ha visto la presenza di elevatissime autorità politiche nazionali e locali costituire il tipico parterre della grande sala che ospita il tradizionale evento.

Ai convenevoli di prassi e ad una tediosa ed inascoltata lettura del lungo curriculum vitae del Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, che ha presieduto l’evento, è seguita l’attesa prolusione del prof. Gori che, al momento, rappresenta una delle più autorevoli autorità nazionali e, certamente, anche mondiali in tema di Relazioni Internazionali e Studi di alta Strategia Politico-Militare. Purtroppo, il vastissimo e qualificato uditorio costituito, oltre che da tutti gli Allievi e frequentatori dell’Istituto Militare di Pozzuoli, da numerose personalità religiose, civili e militari, a motivo di una persistente e fastidiosa afonia del prolusore e dell’impossibilità di porvi tecnicamente rimedio operando sugli apparati di diffusione sonora, non è stato in grado di udire bene, e di conseguenza ben comprendere, le interessanti argomentazioni dell’illustre prolusore; con la conseguenza che il validissimo messaggio culturale che l’ottimo Gori aveva in animo di far giungere a tutti è stato praticamente vanificato.

La successiva lettura del testo prolusivo, immesso in rete ha consentito, finalmente, di apprezzare appieno la sostanza del lungo intervento tutto incentrato sugli inimmaginabili scenari geopolitico-militari di prossima generazione. E le concrete prospettazioni delle innovazioni strategiche, quali s’annunziano nell’immediato futuro, se fossero state udite, e quindi ben comprese, dal vasto pubblico presente, avrebbero meravigliato, ma soprattutto preoccupato tutti. Forte dell’incommensurabile esperienza acquisita in studi e relazioni internazionali, ai massimi livelli, il prof Gori ha realisticamente rappresentato quanto e come sia mutato, e stia continuamente evolvendo, lo scenario delle strategie politico-militari internazionali e, quindi, mondiali.

A determinare tali mutazioni sono le nuove realtà rappresentate dall’inevitabile interconnessione sovranazionale fra gli Stati del mondo in coincidenza dell’introduzione, ed impiego, del WEB. La necessaria premessa del prolusore non poteva non rammentare a tutti che l’evoluzione delle guerre è stata sempre al passo con quella dell’economia e della tecnologia e che esse si sono vicendevolmente condizionate a seconda del momento storico vissuto. Le profonde rivoluzioni vissute dall’umanità, da quella agricola a quella industriale, per poi giungere a quella, odierna, tecnologica, hanno impiegato centinaia di anni per giungere allo stadio attuale; ed ora – sostiene il Gori- ci troviamo ad essere proiettati in una quarta “ondata”; la nostra era sembra annullare, come d’incanto, fattori quali tempo e spazio, proiettando tutto e tutti verso “l’intagibile”; con la conseguenza che le prossime future probabili o improbabili –quanto deprecate- guerre le “cyber war”, per intenderci, produrranno effetti immediati e globali. Ma la riflessione più acuta emersa dalla parola del prolusore è quella secondo cui, nei casi ipotizzati di guerre virtuali non sarà possibile comprendere, con certezza, chi le abbia scatenate; non essendo possibile, nell’infinità dell’etere, individuare le responsabilità e risalire alla mano ed alla mente “cibernetica” che ha avviato un processo aggressivo contro uno Stato. Si domanda, quindi, il prolusore: a quale livello un “Cyber attacco” deve essere considerato alla stregua di una “guerra” ?

Citando Mary Kaldor, brillante accademica britannica docente di Global Governance, le “nuove guerre o le guerre post-moderne” implicheranno un impegno sempre minimo di forza fisica (uomini, carri, aerei, navi) per esplodere in silenziose e più distruttive deflagrazioni “intangibili”. Ecco che le guerre “virtuali” rappresenterebbero la “quinta dimensione” delle future conflittualità. In tale ottica appare del tutto fuori “moda” l’investimento in miliardi e miliardi di euro o dollari per organizzare eserciti armati con armi convenzionali che difficilmente – forse mai più- saranno impiegate. E se le parole del prof. Gori –in assenza della sua afonia- fossero state udite e ben comprese, l’uditorio si sarebbe raggelato nell’apprendere dell’esistenza di una micidiale arma “più letale mai concepita” oggi esistente: il supervirus Stuxnet che, sperimentato in Iran, ne ha bloccato le centrifughe degli impianti nucleari di Busheher e Natanz. Questo virus, ideato dagli USA e da Israele, secondo il New York Times sarebbe stato messo a punto nei laboratori supersegreti operanti in pieno deserto del Negev. Siamo alla guerra sul WEB che per l’ambiente in cui opera si propaga, com’è evidente, alla velocità della luce. E l’agghiacciante esposizione dl prolusore non s’è limitata alla notizia –certamente ignota al grande uditorio dell’Accademia Aeronautica- dell’esistenza di quel primo micidiale “worm”; un altro ne è stato approntato dal più dolce appellativo di Duku, ma ben più micidiale del primo. Cosa siano capaci di realizzare questi “virus” è presto detto e molteplici sono le forme con cui può manifestarsi ed attuarsi una Cyber War. Il prof. Gori ha, quindi, illustrato le variegate tipologie che può assumere una moderna Cyber War fra i cui obiettivi immediati si annovera certamente l’Information Warfare - IW (guerra dell’informazione). Che a sua volta può assumere le sembianze di:

  • command and control warfare (C2W), che mira a colpire la testa dell'avversario;
  • intelligence based warfare (IBW), che progetta e protegge propri sistemi per la gestione dell’informazione e per ingannare e inquinare quelli dell'avversario con lo scopo di dominare il campo di battaglia; 
  • electronic warfare (EW), che utilizza strumentazioni radio, elettroniche e strumenti di crittografia; 
  • psychological warfare (PSYOP), utilizzata per influire e modificare opinioni di soggetti vari e delle opinioni pubbliche, diventate i nuovi “centri di gravità”; 
  • hacker warfare (HW), che attacca computer, reti telematiche e sistemi di elaborazione dati; 
  • economic information warfare (EIW), che blocca o manipola informazioni nella ricerca di una sua propria supremazia economica; 
  • la cyber warfare, che costituisce la “summa” delle operazioni più avanzate con l’utilizzo delle più recenti tecnologie informatiche, elettroniche, satellitari.

Nell’avviarsi verso la fine della sua prolusione il prof Gori non ha ritenuto esimersi dal sottolineare il gravissimo pericolo che tutti gli Stati corrono per l’affermarsi degli scenari cibernetici che assumono sempre più concreti aspetti di difficile, se non impossibile, gestione. In sintesi estrema, il prof Gori ha sottolineato che “che gli attacchi cibernetici, provenienti sia da Stati o da loro servizi segreti, da terroristi o reti criminali (queste ultime interessate ai guadagni economici) possono infliggere danni gravissimi agli interessi strategici, economici e finanziari del Paese. Sia detto per inciso, i Ministri delle Finanze del G8 ritengono che i crimini informatici costino 80 miliardi di dollari all'anno. A rischio sono soprattutto le infrastrutture critiche collegate con le attività finanziarie, l’elettricità, il gas, le telecomunicazioni, le strutture governative civili e militari, oggetto anche di azioni di cyber spionaggio. La minaccia è in forte sviluppo. Le peculiarità già menzionate (in particolare, l’estrema velocità di mutamento) hanno diretti riflessi sui processi decisionali e sulle misure di contrasto che è necessario coordinare a livello nazionale e, fin dove possibile, comunitario e internazionale. II pericolo infatti è globale e anche le risposte devono essere globali”. Come ultima riflessione, ma non certo per importanza, il prolusore sostiene che il “potere” nell’era che si vive e che s’annuncia, sembra transitare dagli Stati a “gruppi” che primeggiano o detengono le leve della tecnologia informatica; con la conseguenza che non più le armi ( convenzionali) decideranno delle sorti di sempre più improbabili conflitti fisici, bensì il know how e l’intelligenza.

E citando Napoleone: conclude - "vi sono solo due poteri al mondo: la spada e l’intelligenza. A lungo andare la spada è sempre battuta dall'intelligenza".Gli inattesi, sorprendenti ed inquietanti scenari politico-militari-strategici che si sono dispiegati all’attenzione delle centinaia di persone presenti alla cerimonia, indurrebbero a riflettere concretamente sull’opportunità –se mai ve ne fosse motivo- di destinare quasi quaranta miliardi di vecchie lire per le spese militari. La legge di Bilancio 221/2011, infatti, ha previsto, per la funzione Sicurezza e Difesa, uno stanziamento di 18.612,1milioni di euro da destinare,anche, in manutenzione ed acquisizione di armi convenzionali ( carri armati, aerei, navi per le tre FFAA). Pur con tutta la buona volontà e scevro da pregiudizi “antimilitaristi” che non fanno parte della mia struttura mentale, appare di tutta evidenza che destinare un solo euro alla manutenzione di un “carro armato” che – negli scenari attuali- mai e poi mai valicherà i confini patri in difesa del suolo italico appare delirante. Così come oggi appare del tutto incomprensibile il perpetuarsi – dal 9 luglio del 1933- del famoso carosello dei Carabinieri che si svolge annualmente in piazza di Siena in Roma. Le tradizioni certo…; I Carabinieri …certo; sono nel cuore di tutti gli italiani emblematici ed intoccabili come la “Ferrari” e le “ Frecce Tricolori”, ma quell’autentico spreco di risorse ed energie per pochi minuti di un Carosello e per pochi secondi di una “Carica di cavalleria” in memoria dell’epica impresa del Maggiore Alessandro Negri di Sanfront, che guidò lo “squadrone di guerra” di 434 carabinieri il 30 aprile del 1848, (prima guerra d’indipendenza italiana) appare fuori dalla realtà. Specie in questo momento in cui la stampa nazionale, all’unisono, denunzia onerosissimi tagli alle disponibilità delle Forze di Sicurezza i cui componenti, se son vere le rivelazioni riportate dagli organi di informazione, si devono tassare per acquistare il carburante per le auto di servizio. C’è da chiedersi quanto i Carabinieri siano, ancor oggi, fieri ed orgogliosi di essersi esibiti, in quella calda notte d’agosto del 2010, con la loro ardimentosa “carica” innanzi a Muammar Gheddafi che di lì a pochi giorni si sarebbe trasformato nell’assassino del suo popolo. “ …usi obbedir tacendo…” Il motto della nobile Arma è l’unica ragione plausibile cui tutti gli italiani devono far appello per “perdonare” i Carabinieri per quell’oscena sceneggiata cui furono costretti dal Presidente del consiglio e dal ministro delle Difesa che “ordinarono” quell’esibizione in onore di un molto disonorevole ospite. Piace rammentare, con l’occasione, che numerosi generali di corpo d’Armata dei CC, non furono in grado, in quell’occasione (agosto 2010) di opporsi alle richieste del presidente del Consiglio che volle, fortissimamente volle, che avesse corso quel tributo di militare deferenza ad un già noto e conclamato torturatore del suo popolo. Mentre appena qualche mese prima, un molto più coraggioso Com.te delle “Frecce Tricolori” il T.col. Massimo Tammaro si rifiutò di far volare – sui cieli di Tripoli- i suoi 10 jet MB339 della Pattuglia Acrobatica Nazionale con i soli fumogeni “verdi” (il colore che appariva nella bandiera della Libia sotto la dittatura) così come espressamente Gheddafi aveva chiesto all’onnipresente ministro degli esteri Frattini. Ogni commento è lasciato al lettore!

 
Regione Marche: l'attività del partito PDF Stampa E-mail

riunione-PesaroNella serata di venerdì 4 novembre, si è tenuta a Pesaro presso l'hotel Gala, una riunione tra i maggiori responsabili del Partito Popolare - Sicurezza e Difesa. A fare gli onori di casa è stato il Segretario regionale delle Marche, Sebastiano Bonaccorso, che ha accolto il Segretario nazionale del partito, Giuseppe Paradiso, il Presidente del Consiglio Nazionale, Natale Consoli, oltre ai segretari regionali e Capi dipartimento nazionali provenienti da tutta la penisola.

A margine della riunione i vertici del partito hanno incontrato una numerosissima rappresentanza composta da esponenti politici locali, sigle sindacali, associazioni, cittadini pesaresi ed appartenenti al comparto Sicurezza e Difesa. Nel corso della conferenza sono stati illustrati, oltre alle linee programmatiche nazionali del partito, i risultati ottenuti dalla formazione politica in termini di radicamento sul territorio marchigiano e i motivi che stanno alla base del favorevole accoglimento della nuova realtà politica.

Al termine della conferenza è seguito un vivace ed interessante dibattito nel corso del quale i vari esponenti locali hanno interloquito con i vertici del PPSD su diversi aspetti - di natura politica e sociale - che costituiscono motivo di preoccupazione soprattutto in considerazione del delicato momento storico attraversato dalla nazione, caratterizzato da disagi sociali particolarmente marcati.

In vista delle prossime elezioni amministrative, gli esponenti locali del PPSD hanno illustrato agli astanti un programma di massima degli incontri che saranno svolti su tutto il territorio marchigiano, allo scopo di portare a conoscenza delle varie realtà sociali i punti salienti che costituiranno l'azione politica regionale della neo formazione politica. «E' ancora presto per parlare delle future alleanze con le altre forze politiche - ha dichiarato il Segretario nazionale - che saranno comunque valutate sulla base di accordi che metteranno al centro il benessere e lo sviluppo dei cittadini marchigiani».

«Il nostro programma - ha aggiunto Natale Consoli - si ispira ai criteri della partecipazione civile al processo decisionale politico, fattore irrinunciabile di una formazione politica che trae il proprio fondamento dai valori costituzionali e mette al centro la dignità del cittadino».

Sebastiano-Bonaccorso«Nel nostro programma - ha sottolineato Sebastiano Bonaccorso - è facile scorgere il fil rouge costituito dal binomio Giustizia e Legalità, senza le quali è impossibile costruire un futuro sano e con prospettive di sviluppo, che finalmente faccia piazza pulita del malcostume politico che ha portato al collasso la nostra nazione e che costituisce motivo di astio nei confronti della politica in genere da parte dei cittadini».

Il Segretario regionale ha quindi invitato gli ospiti a leggere con attenzione il programma politico del partito, comodamente consultabile via internet sul sito www.posd.it»Nel corso della serata inoltre, e stato nominato dal Segretario Regionale Sebastiano Bonaccorso, alla carica di Segretario cittadino di Fossombrone e responsabile del Dipartimento Sanità, il Sig. Augusto Giorgetti.

Il giorno successivo il Segretario nazionale, oltre che ad intrattenersi con alcuni esponenti politici provinciali e regionali, ha partecipato al congresso provinciale di Pesaro di FLI, al quale era stato invitato dal Coordinatore provinciale Antonio Napolitano. Prima dell'inizio del congresso, Giuseppe Paradiso ha avuto un colloquio con l'on. Angela Napoli, membro della Commissione parlamentare Antimafia e della Commissione Giustizia e, successivamente, ha illustrato all'attenta platea la novità costituita dal Partito Popolare - Sicurezza e Difesa, rappresentando il percorso politico finora compiuto.

 


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