| Le risposte ai quesiti più frequenti |
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Un militare può iscriversi ad un partito politico? L’articolo 49 della Costituzione della Repubblica italiana sancisce il diritto di tutti i cittadini di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale. Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.
Art. 98.Soltanto con apposita legge promulgata dal Parlamento si può limitare ai militari (ma anche ad altre categorie professionali) il diritto di iscriversi ai partiti politici. Tutto ciò è sancito dall'articolo 98 della Costituzione I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione.
Art.5.Se sono membri del Parlamento, non possono conseguire promozioni se non per anzianità. Si possono con legge stabilire limitazioni al diritto d’iscriversi ai partiti politici per i magistrati, i militari di carriera in servizio attivo, i funzionari ed agenti di polizia, i rappresentanti diplomatici e consolari all’estero. Ebbene, da quando è in vigore la Costituzione della Repubblica mai nessuna legge è stata promulgata che vieti ai militari il diritto di iscrizione ai partiti politici. Tale diritto quindi, in mancanza di una specifica legge che lo limiti, è costituzionalmente garantito e tutelato, e nessuna norma di rango inferiore (che in verità non ci sono) può sovvertirla. Ma andiamo ad esaminare cosa dice in proposito il Regolamento di Disciplina Militare, perchè anche in questo caso si sono cercate di spacciare per verità dei falsi clamorosi. Gli articoli delle "Norme di principio sulla disciplina militare" (Legge 382 dell'11 luglio 1978) sui quali si incardina la regolamentazione dei militari alle attività politiche sono due: l'articolo 5 (che stabilisce in quali occasioni il militare deve attenersi al regolamento) e il successivo articolo 6. Ma andiamo con ordine e leggiamo attentamente cosa recita l'articolo 5: Il regolamento di disciplina militare è emanato,in esecuzione della presente legge ed entro sei mesi dall'entrata in vigore della stessa,con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri,su proposta del Ministro della Difesa, sentite le Commissioni permanenti competenti per materia delle due Camere.
Art.6.I militari sono tenuti all'osservanza delle norme del regolamento di disciplina militare dal momento della incorporazione a quello della cessazione dal servizio attivo. Il regolamento di disciplina deve prevedere la sua applicazione nei confronti dei militari che si trovino in una delle seguenti condizioni: a) svolgono attività di servizio; b) sono in luoghi militari o comunque destinati al servizio; c) indossano l'uniforme; d) si qualificano, in relazione a compiti di servizio, come militari o si rivolgono ad altri militari in divisa o che si qualificano come tali. Quando non ricorrono le suddette condizioni,i militari devono essere comunque tenuti all'osservanza delle disposizioni del regolamento di disciplina militare che concernono i doveri attinenti al giuramento prestato,al grado,alla tutela del segreto e al dovuto riserbo sulle questioni militari, in conformità alle vigenti disposizioni di legge. ----- omissis ---- Appare evidente che il regolamento di disciplina non si applica per ogni attività della vita del cittadino-militare, ma soltanto quando si trova nelle condizioni specificate ai punti a), b), c) e d) (fatto salvo, ovviamente, i particolari obblighi derivanti dal giuramento e dalla tutela del segreto e del riserbo su questioni militari). Il punto d) in particolare specifica che quando un militare si qualifica come tale mentre sta svolgendo compiti di servizio, è sottoposto al regolamento di disciplina. Quindi non basta semplicemente qualificarsi come militare per essere sottoposto alla potestà del regolamento di disciplina, ma occorre che congiuntamente esso stia svolgendo dei compiti di servizio (si qualificano, in relazione a compiti di servizio....) Il successivo articolo 6 stabilsce in quali occasioni ai militari è vietato fare attività politica. Leggiamolo:
L’ appartenente ad una Forza di Polizia può iscriversi ad a un partito politico? Può ricoprire incarichi all'interno di esso? Si. Gli appartenenti alle Forze di Polizia ben possono iscriversi ai Partiti Politici e, conseguentemente, ricoprire incarichi all’interno di essi. Ciò in quanto il divieto di iscrizione a partiti politici sancito per un solo anno dall’articolo 114 della legge di riforma n. 121 del 1° aprile 1981, è venuto meno in virtù della mancata conversione in legge del decreto legge del 3 maggio 1991 n. 41. (diritti sindacali). Al PSD possono iscriversi solo militari ed appartenenti alle Forze dell’ordine? Ovviamente NO. Il PSD è aperto all’adesione di qualunque cittadino che abbia a cuore il benessere e la tutela dei diritti del personale del Comparto Sicurezza e Difesa- La forma partito, di fatto, è l’unica forma associativa consentita ai militari, atteso che l’articolo 8 della legge n. 382/1978 vieta l’istituzione di sindacati tra militari e condiziona all’assenso del Ministro della difesa (che mai lo concede) la costituzione di associazioni e di circoli tra militari NO. Il PSD non si fa promotore né aderisce ad alcun partito o schieramento politico. Il PSD interloquisce con tutti i partiti e si riserva, tuttavia, di rendere pubblicamente noto quale schieramento, partito od esponente politico, a livello nazionale o locale, sia attivato e abbia mostrato attenzione alle problematiche degli operatori della sicurezza e della difesa. Il PSD non è schierato a destra né a sinistra, ma esclusivamente a tutela dei diritti e delle aspettative di tutti quegli eroi quotidiani che sovrintendono alla Sicurezza e alla Difesa di un Paese che non brilla per gratitudine. Scopi precipui del PSD sono quelli di portare a conoscenza dei centri legiferanti nazionali ed internazionali la condizione e le aspettative del comparto Sicurezza e Difesa, al fine di influenzarne le deliberazioni; di tutelare, in qualsiasi forma, l’immagine, i diritti, le legittime aspettative morali, scoiali ed economiche dei più fedeli servitori dello Stato, intesi come singoli e come categoria; di favorire una nuova considerazione sociale degli operatori del settore; di favorire ed elevare l’elevazione culturale, morale e sociale dei cittadini in uniforme. NO. Lo statuto del PSD ammette espressamente la possibilità dei propri iscritti di aderire a qualsiasi altra organizzazione politica Il PSD ha una propria rappresentanza parlamentare? Il PSD veicola le proprie istanze legislative tramite taluni parlamentari, di tutti gli schieramenti, che hanno dichiarato di voler collaborare alla sua attività e concorrere alla realizzazione degli obbiettivi. I loro nominativi sono pubblici. |