Partito per gli Operatori della Sicurezza e della Difesa

Partito per gli Operatori della Sicurezza e della Difesa
L'Odg del governo per la "corretta interpretazione sistematica" della manovra è una bufala. Ecco il perchè PDF Stampa E-mail
logoPSDpiccoloRoma, 23 lug - Ieri, a seguito della manifestazione del comparto Sicurezza e Difesa i cui operatori protestavano contro gli effetti nefasti della manovra finanziaria, abbiamo assistito ad una grottesca conferenza stampa dei ministri Maroni e La Russa i quali annunciavano agli astanti di aver trovato l'uovo di colombo per non scontentare le donne e gli uomini in divisa e nemmeno l'intransigente ministro Tremonti.

Nel corso della conferenza stampa i rappresentanti dei dicasteri dell'Interno e della Difesa hanno sostanzialmente annunciato che il congelamento delle "indennità operative delle Forze armate, l'indennità pensionabile delle Forze di polizia, l'assegno funzionale e l'omogeneizzazione retributiva, gli incrementi stipendiali parametrali non connessi a promozioni, le indennità per trasferimento, missione e presenza qualificata in servizio'' devono considerarsi "non computabili ai fini del raggiungimento del tetto retributivo" previsto dalla finanziaria.

Siamo al cospetto dell'ennesima bufala dal sapore propagandistico che aggiunge, oltre al danno, anche la beffa per coloro che i conti in tasca non solo sono capaci a farseli, ma sono in grado di farli anche ai due ministri protagonisti dell'ennesimo colpo di teatro. Prima di passare agli esempi concreti, un pò più consistenti di quello fatto da La Russa in conferenza stampa, occorre fare un'importante premessa.

I 770 milioni previsti per il riordino delle carriere sono stati cancellati, spariti dall'orizzonte di chi sperava finalmente in un provvedimento che mettesse fine al marasma che si trascina da anni all'interno del comparto Sicurezza e Difesa, e questo di per sè costituisce un gravissimo danno che i solerti funzionari del ministero dell'Economia non hanno nessuna intenzione di correggere. Il blocco dei contratti, che alla fine durerà 5 anni, rimarrà con tutte le conseguenze e il danno economico per chi indossa una uniforme. Potremmo continuare elencando le altre misure contenute in finanziaria che avranno una ricaduta negativa sulle tasche degli operatori del comparto ma per adesso fermiamoci qui e passiamo agli esempi pratici che smontano la fantasiosa trovata pubblicitaria del duo La Russa-Maroni che pretendono di convincere militari, poliziotti e vigili del fuoco che con l'invarianza di bilancio si potranno comunque garantire i pagamenti delle indennità.

Esempio 1: il maresciallo Rossi della Marina militare imbarca su una nave, proveniente da un incarico a terra nel quale era previsto percepisse l'indennità di base. Naturalmente l'indennità di imbarco è superiore a quella "di base" e questo porta inevitabilmente un aggravio per il bilancio della Difesa. Quando il maresciallo Rossi sbarcherà, ammesso che faccia ritorno esattamente al posto tabellare da cui proveniva, il suo stipendio non sarà più lo stesso perchè nel suo cedolino stipendiale, oltre l'indennità di base, spunterà anche la c.d. indennità di trascinamento dovuta agli anni di imbarco appena trascorsi. Quindi per le casse della Difesa, si tratterà comunque di corrispondere al maresciallo Rossi una cifra superiore a quella di partenza. La stessa cosa è accaduta al maresciallo di cui Rossi ha preso il posto sulla nave: il suo stipendio sarà aumentato proporzionalmente agli anni di imbarco effettuati fino al momento in cui il maresciallo Rossi ha preso il suo posto a bordo. Come fa La Russa a sostenere che a fine anno non si spenderà "un euro in più" rispetto al precedente se abbiamo visto che comunque la dinamicità stipendiale, dovuta all'impiego e all'anzianità di servizio, comportano maggiori esborsi?

Esempio 2: il caporale Bianchi il 4 gennaio finalmente matura l'agognato assegno funzionale. Tale assegno, corrisposto al raggiungimento di una data anzianità di servizio, è destinato a subire aumenti al raggiungimento di precise anzianità di servizio maggiori. Se volessimo seguire il pittoresco esempio citato da La Russa, dovremmo disporre di un analogo caporale al quale improvvisamente, per ragioni imperscrutabili, non verrà più corrisposto l'assegno funzionale che, come abbiamo visto, non è legato a situazioni di impiego particolari ma al semplice scorrere del tempo. E quindi di nuovo la domanda si ripropone: come fa La Russa a sostenere che a fine anno non si spenderà "un euro in più" rispetto al precedente se abbiamo visto che comunque la dinamicità stipendiale, dovuta all'impiego e all'anzianità di servizio, comportano maggiori esborsi?

Potremmo illustrare decine di questi esempi che dimostrano una sola cosa: l'invarianza di bilancio ("non aumentare di un solo euro il monte accessori" come ha dichiarato La Russa) è una chimera irragiungibile se si considera la dinamicità retributiva di ogni operatore del comparto Sicurezza e Difesa.

La si può raggiungere solo ad una determinata condizione: congelare la corresponsione degli emolumenti accessori per un intero anno fino a quando non si ha la certezza, conti alla mano, che non si è sforato il c.d. tetto retributivo. In caso l'obiettivo fosse raggiunto, si potrebbero corrispondere "a conguaglio" le somme congelate per l'intero anno.

Ma se i bilanci di fine anno dimostrassero che il tetto retributivo è stato superato, con quale criterio i ministri La Russa e Maroni disporrano a chi pagare le indennità e a chi no? Il ministero degli Interni e della Difesa proporranno di indire una riffa per sorteggiare gli sfigati ai quali non verrà corrisposto nulla?

Mi sembra chiaro che con un tetto retributibo sopra la testa, non eliminato nè dal corpus della finanziaria nè dall'ordine del giorno del governo, non si riuscirà a garantire agli operatori della Sicurezza e della Difesa la corresponsione di indennità e funzioni, al massimo si potrà indire qualche conferenza stampa e raccontare balle spaziali.
 
Il PSD in piazza contro la manovra finanziaria PDF Stampa E-mail
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Roma, 13 lug - Oggi, 13 luglio, il PSD ha manifestato in piazza tutta l'esasperazione del personale del comparto Sicurezza e Difesa, in rappresentanza di tutti gli operatori del comparto, specialmente della componente Difesa ai quali una legge liberticida nega ancora il diritto di libera associazione. A rappresentare il PSD, oltre a numerosi iscritti e simpatizzanti, c'era un nutrito gruppo formato dal direttivo nazionale del partito tra i quali il presidente del partito, l'avv. Giorgio Carta (nella foto), il Segretario regionale del Lazio, Guglielmo Simbula. "Quella di oggi - ha commentato l'avv. Carta - è una delle numerosissime iniziative che ha messo in campo il PSD in difesa delle prerogative di tutte le donne e gli uomini che indossano una uniforme, anche non appartenenti al comparto Sicurezza e Difesa".

"Non ci fermeremo - ha aggiunto il presidente del PSD - e non falliremo. Troppo importante è la posta in gioco. Si tratta del futuro politico e sociale non solo di chi indossa una uniforme, ma anche dei milioni di cittadini che credono in essi quale rappresentazione più pulita ed onesta dello Stato".

"Mentre assistiamo affranti ad una disaffezione dei cittadini per la politica, non sempre ingiustificata, noi ci battiamo insieme ai nostri iscritti e alla parte sana della società contro chi vuole annichilire ogni forma di giustizia e riscatto sociale". "Ecco perchè, conclude l'avv. Carta - nella nostra formazione politica, oltre agli operatori del comparto Sicurezza e Difesa, lavorano con noi massaie, operai, imprenditori, giornalisti etc. Insieme a loro e con loro combatteremo per un futuro migliore per noi e per i nostri figli".
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Iscrizione dei militari ai partiti politici: denunciato il Generale dei Carabinieri che minacciava sanzioni PDF Stampa E-mail
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Da sinistra, Giorgio Carta e Giuseppe Paradiso
Roma, 13 lug – Nel corso di questi ultimi giorni, Giuseppe Paradiso e Giorgio Carta, nelle rispettive qualità di Segretario Politico e Presidente del Partito per gli operatori della Sicurezza e della Difesa – PSD, hanno presentato una denuncia alle Procure della Repubblica presso il Tribunale penale di Padova e presso il Tribunale penale di Verona contro il Generale di corpo d’armata dei Carabinieri che aveva prospettato la possibilità di avviare procedimenti disciplinari di rigore nei confronti dei militari che si fossero iscritti ad un partito politico.
La circolare in questione, illegittima fin dal titolo («Limitazione al diritto di iscrizione ai partiti politici, applicabili ai militari di carriera in servizio attivo»), culminava nella minacciosa avvertenza che l’iscrizione ad un partito ««è, dunque, comportamento suscettibile di assumere rilievo sotto il profilo disciplinare, per violazione, fra tutte, della fattispecie regolata dal n°9 dell'allegato "C" al D.P.R. n. 545/86».
«E’ il casus belli che attendevamo – osserva Giuseppe Paradiso -. Troppe volte avevamo ricevuto segnalazioni di minacce di superiori verso i militari intenzionati ad iscriversi al PSD o, comunque, ad altri partiti politici. Questa è l’occasione per far accertare definitivamente l’infondatezza di una leggenda metropolitana liberticida che ha avuto fin troppo seguito».
«Con la denuncia – aggiunge l’avvocato Giorgio Carta – intendiamo riaffermare il principio per cui i militari sono cittadini a tutti gli effetti e, quindi, titolari dei diritti che la Costituzione riconosce loro. Qualsiasi militare che avesse osato proporre la medesima denuncia sarebbe stato immediatamente perseguitato e, pertanto, ce ne siamo incaricati personalmente, a nome del PSD».
Il PSD si riserva di costituirsi parte civile nel processo penale che dovesse scaturire. «L’eventuale risarcimento del danno ottenuto – conclude Giuseppe Paradiso – sarà devoluto proprio alla pubblicizzazione dei soprusi quotidianamente subiti dagli uomini in divisa».
 
Iscrizione dei militari ai partiti politici: generale dei CC minaccia sanzioni. Il PSD: sarà denunciato PDF Stampa E-mail
Roma, 2 luglio

Il segretario politico


logoPSDpiccoloHo letto con un certo sconcerto le fantasiose affermazioni di tal generale dei Carabinieri Massimo Iadanza, relativamente al diritto di iscrizione dei militari ai partiti politici. In una missiva inviata al Consiglio Intermedio di rappresentanza, l'ufficiale, citando con un corsivo virgolettato una frase che egli attribuisce al Gabinetto del ministro della Difesa, afferma che "l'iscrizione ai partiti politici, ancorchè - in sè - non vietata, è da intendersi assorbita dal divieto di esercito di attività politica".


Difficile trovare una tale concentrazione di falsità e di manipolazioni della realtà in una sola frase!


Innanzi tutto, il Generale - bontà sua - dovrebbe sapere e far sapere ai sottoposti che il diritto di iscrizione ai partiti politici è sancito dalla Costituzione per tutti i cittadini (militari inclusi) e può essere abolito solo con una legge ordinaria dello Stato che, per inciso, non esiste e non è mai esistita. In mancanza di tale legge nessuna norma e nessun regolamento, può assorbire un diritto costituzionalmente garantito.


Questo se lo segnino bene il generale e tutti i membri del Gabinetto del ministro, La Russa in testa.


Ma la tracotanza del generale sembra non conoscere limiti. Si legge infatti nella missiva che "la sola presenza di un certo numero di militari tesserati di un partito potrebbe consentire di argomentare in ordine all'espressione di preferenza politica nella Compagine militare". Siamo grati al generale per l'uso del condizionale, perchè altrimenti ci dovrebbe spiegare come fa a conoscere il numero dei tesserati militari nei partiti politici italiani e, soprattutto, qual'è il suo personale metro di valutazione politica in ordine al tesseramento dei carabinieri. Deciderà lui qual'è la quota di tessere oltre la quale si passa da un'adesione legittima ad un partito "all'espressione di preferenza politica della Compagine militare"? E poi siamo decisamente curiosi: tutti i carabinieri che si sono iscritti ad un partito hanno mandato al generale una lettera per informarlo?


Ma il prosieguo della lettera dell'alto ufficiale assume toni che non esito a definire di gravità inaudita. Si legge infatti che "è, dunque, comportamento suscettibile di assumere rilievo sotto il profilo disciplinare, per violazione, fra tutte, della fattispecie regolata dal n°9 dell'allegato "C" al D.P.R. n. 545/86".


Si passa quindi dalle stravaganti interpretazioni di norme costituzionali alla minaccia diretta di gravi sanzioni disciplinari, segnatamente quella fattispecie punibile con la consegna di rigore.


Informiamo da subito il generale Iadanza del fatto che il PSD assumerà ogni iniziativa giudiziaria-politica volta a stigmatizzare l'arbitrarietà delle sue dichiarazioni, nonchè a sottoporle al vaglio della magistratura penale ordinaria e militare, affinchè verifichi la sussistenza delle minacce e delle intimidazioni - nemmeno tanto velate - nella lettera da lui inviata al Consiglio Intermedio di Rappresentanza, organo che rappresenta migliaia di militari.


Dal punto di vista squisitamente politico, poi, la missiva del generale Iadanza esprime tutta la preoccupazione degli stati maggiori (maggiori di chi?, verrebbe da dire) per la nascita e lo sviluppo, finalmente, di un vero collettivo politico come il PSD, che legittimamente rappresenta i bisogni non solo del personale che indossa una uniforme (quindi dello stesso Iadanza), ma di tutti quei cittadini che si fidano di coloro che le regole le rispettano davvero.


E' opportuno a questo punto, per completezza di informazione, richiamare di seguito, in maniera analitica, le norme che regolano i rapporti tra militari e politica:


- Art. 49 della Costituzione: Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale


- Art. 98 della Costituzione: I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione. Se sono membri del Parlamento, non possono conseguire promozioni se non per anzianità. Si possono con legge stabilire limitazioni al diritto d’iscriversi ai partiti politici per i magistrati, i militari di carriera in servizio attivo, i funzionari ed agenti di polizia, i rappresentanti diplomatici e consolari all’estero. (come abbiamo accennato, mai nessuna legge è stata promulgata che vieti o limiti ai militari il diritto d’iscriversi ai partiti politici)


- Art. 6 L. 382/78: questo articolo, che a nostro avviso è stato scritto con perfetto buon senso, stabilisce al comma 1 che "Le Forze armate debbono in ogni circostanza mantenersi al di fuori delle competizioni politiche". Ma quando il militare rappresenta le Forze armate? Lo stabilisce il successivo comma 2 il quale richiama il precedente art. 5 che recita:


a. svolgono attività di servizio;

b. sono in luoghi militari o comunque destinati al servizio;
c. indossano l’uniforme;
d. si qualificano, in relazione a compiti di servizio, come militari o si rivolgono ad altri militari in divisa o che si qualificano come tali


Quindi, il militare che NON sta svolgendo attività di servizio, NON si trova in un luogo militare o comunque destinato al servizio, NON indossa l'uniforme e NON si qualifica come militare (se sta svolgendo un compito di servizio), può liberamente partecipare a riunioni e manifestazioni di partiti, associazioni e organizzazioni politiche, nonché svolgere propaganda a favore o contro partiti,associazioni, organizzazioni politiche o candidati ad elezioni politiche ed amministrative, senza temere nessuna ripercussione in ambito disciplinare.

Giuseppe Paradiso

Leggi la lettera inviata dal generale Idanza al Consiglio Intermedio di Rappresentanza

(clic sull'immagine per il download)


 
PRIMO CONVIVIALE DEL PSD LOMBARDIA PDF Stampa E-mail

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Roma, 4 giugno - Si è svolto Venerdì 28 Maggio il primo conviviale del PSD Lombardia  presso l’agriturismo la Campanina di Zanica (BG).
In una location suggestiva, l’attuale Segreteria Regionale del PSD Lombardia attraverso le parole del suo Segretario, Dott. Massimo LABOLLITA, ha avuto modo di esporre le linee guida del nostro Partito,aiutato in questo inizio cammino dal direttivo regionale formato dal segretario prov. di Milano Giovanni Sepolvere, dal Segretario Prov. di Bergamo Maurizio de Lorenzo, dal padrone di casa Segr. di Treviglio e Bassa Bergamasca Ettore Lolli, e dal referente regionale per la Polizia di Stato Antonio Polisena.   
Il PSD in particolare è portatore dell’esigenze di rappresentatività, all’interno della vita politica, degli appartenenti alle FF.OO e alle FF.AA, Il PSD chiede che le attuali FF.OO siano riformate evitando inutili sovrapposizioni, ed evidenzia la necessità di sindacalizzare le FF.AA. come del resto già accade in  Europa. Il PSD afferma inoltre, che le attuali risposte, alle pressanti richieste di sicurezza da parte dei cittadini, non sono adeguate allo scopo ma sono il frutto della propaganda più sterile.
Nel corso della serata sono stati affrontati  anche temi di interesse generale, che impegnano tutto il PSD, come la riforma della giustizia, la sanità, la previdenza, la scuola, il federalismo ambientale e la separazione delle carriere dei Giudici. In definitiva il PSD si ripropone di recuperare quei valori irrinunciabili per  ogni società civile che sono la sicurezza, la legalità e la trasparenza che devono rappresentare le fondamenta di quella che sarà la classe politica di domani. Per perseguire questo obbiettivo, il PSD è aperto al contributo di tutti e si pone come punto di riferimento per tutti i cittadini  e non solo di quelli in “divisa”.
A conclusione di serata, alla presenza di numerosi iscritti e di cittadini interessati alle nostre proposte si è proceduto alle nomine dei Segretari Provinciali di Brescia, Luca Roffinot, e di Varese, Gaetano Cristiano, e alla nomina del Segretario Comunale di Varese, Valerio Curti.
Con il ringraziamento del Segretario nazionale e del presidente del PSD si è conclusa una serata densa di confronti e discussioni.

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Rimbocchiamoci le maniche e diamoci da fare PDF Stampa E-mail
sepolvere(di Giovanni Sepolvere )-  Cari amici, sono pienamente conscio del fatto che il periodo storico che stiamo attraversando sia di fondamentale importanza per tutti ,in quanto oggi si stanno tracciando le linee guida di quella che sarà la  società Italiana del futuro.
Diverse sono le dinamiche in corso ma la forte crisi economica ci porta ad alzare la testa e guardare avanti perché lo Stato come lo intendiamo  oggi non potrà non cambiare al fine della sua stessa sopravvivenza.
L’attuale soluzione politico economica è lo smantellamento dello Stato sociale e la divisione federale.
Lo Stato sociale va indubbiamente riformato ma non smantellato altrimenti non avrebbe senso quel contratto implicito tra le persone che è alla base  della convivenza civile.
Onestamente non sono contrario al federalismo se gioverà a tutte le Regioni e allo Stato stesso ma non sono certo che le attuali scelte politiche porteranno  ad un vero federalismo ma ad una soluzione “federal- Italiana “ che mi lascia tanto da pensare.
In tempo di crisi tutti siamo chiamati a contribuire chi economicamente, chi politicamente e visto che  non possiamo più accettare di  esser chiamati a contribuire solo economicamente è ora di dare una svolta ai nostri destini.
L’attuale classe politica, nella sua totalità , ha illuso tutti .
La destra ha cercato il consenso  usando slogan che possono ingannare solo chi non fa il nostro lavoro. Due esempi su tutti :Le Ronde e i Militari.
Il problema ronde non dovrebbe nemmeno esistere in quanto quando uno Stato  consente a dei privati cittadini di svolgere il “pattugliamento”  del territorio, vuol dire che ammette il suo fallimento nella politica di tutela di se stesso e dei cittadini; inoltre ogni appartenente alle FF.OO  è stato addestrato,  lo è tutt’ora, ad affrontare  le problematiche che si presentano ogni giorno in modo imparziale rispetto alle parti in causa poiché è solo la legge che ci dice come comportarci. Quindi mi chiedo:” Può  un gruppo di persone di svariata estrazione sociale svolgere con “preparazione e serenità” un compito, cioè quello del pattugliamento del territorio, così delicato?”. Non sottovalutiamo poi l’alta conflittualità sociale che si sta creando a seguito della profonda crisi economica, si scatenerebbe la caccia alle streghe costringendo gli appartenenti alle FF.OO a salvataggi in extremis.
Per quanto riguarda l’impiego dei militari sono critico in diversi modi:
In primo luogo non aiutano le FF.OO a svolgere al meglio il loro compito istituzionale in quanto ogni volta devono essere accompagnati da un operatore che, oltre a pensare alla propria sicurezza, deve badare anche alla loro .Ricordiamoci che non è con una pistola ed un manganello  che si crea un appartenente alle FF.OO.
Secondo, i Militari in servizio di pattugliamento costano allo Stato tanti soldi quindi perché non facciamo transitare una loro aliquota  nelle FF.OO  , tutto ciò al fine non solo di tutelarli ma anche per insegnargli un approccio alla sicurezza in senso “civile” dello Stato.
Terzo ed ultimo, con la riforma della leva non possiamo più pensare ai Militari come una sorta di riserva nazionale da impiegare in caso di emergenze quando accade qualcosa al di fuori dall’ordinario. Vi ricordate le forti nevicate a Milano  dove l’esercito è stato impegnato a spalare la neve?

Chi decide di fare il Militare oggi lo fa o per scelta o perché spera di transitare in un futuro nei nostri ruoli      ( lo sapete che economicamente non vi conviene. Vero?) ma in ogni caso i Militari sono depositari di una specificità che deve essere sfruttata in campo internazionale e non a spalare la neve; ovvio che se succede un cataclisma non si rifiuta la mano di nessuno ma la disorganizzazione di un Comune non la devono pagare tutti i cittadini e parte di una categoria di lavoratori che in situazioni di necessità è considerata manodopera a basso costo.
All’atto pratico l’utilizzo dei Militari  è utile solo a fare pubblicità “regresso” quindi se dobbiamo andare in giro a consumare benzina per fare pubblicità , con i tempi che corrono potremmo evitare degli sprechi;
Per quanto riguarda la sinistra sarò brevissimo posso solo dire che o la smette d’interrogarsi sull’opportunità di farsi portatrice dei valori di una categoria di lavoratori, perché è di questo che si tratta, o altrimenti fra qualche anno la troveremo in un qualsiasi museo di scienze naturali nella categoria fossili .  Interpretate come volete Pasolini ma quello che ha scritto sugli scontri tra studenti e la Polizia colpisce tutt’ora da entrambe le parti.
Per quanto riguarda Il centro sarò telegrafico. Il centro dovrebbe essere il catalizzatore di voti di un’ampia fascia di popolazione, che non si riconosce ne a destra ne a sinistra e che si riconosce soprattutto nei valori cristiani ma quello che noi oggi conosciamo come centro, può scagliare” la prima pietra?”
Queste critiche non vogliono assolutamente precludere nulla in quanto sappiamo tutti che la differenza la fanno sempre e solo le persone e non le ideologie.
Oggi sicuramente lo Stato ha la necessità di riformarsi e noi Italiani dobbiamo partecipare attivamente a questo processo di riforma.
Ecco perché ho aderito al Psd ,per fare la mia parte ma soprattutto perché credo che sia inimmaginabile che ai nostri giorni vi sia una vasta categoria di donne e uomini che prestano la loro opera nelle FF.OO e nelle FF.AA senza avere un’adeguata rappresentanza sindacale e politica.
Dobbiamo smettere di delegare agli altri ciò che spetta a noi , scendiamo in campo e giochiamo la nostra partita: primo per noi, in quanto categoria non rappresentata a livello politico e solo in parte a livello sindacale, ed in secondo luogo per la società civile poiché chi meglio di noi, che la sicurezza la pratichiamo e la “subiamo” ogni giorno, sa come difendere tutti .
Ricordatevi che il nostro partito è aperto al contributo di tutti civili e non,  in quanto  donne e uomini inseriti in un contesto sociale non immutabile che si chiama Italia ed anche se non volete impegnarvi attivamente nel PSD indubbiamente le vostre idee ed il vostro sostegno sono fondamentali per tutti noi.
Per quanto riguarda gli appartenenti alle FF.OO e FF.AA vi posso solo consigliare di studiare i  riferimenti di legge che vi permettono di iscrivervi e partecipare all’attività politica. Ricordatevi che il nostro è un lavoro al pari di tutti gli altri ed è disciplinato e regolamentato.
Per chiunque volesse informazioni o prendere contatti con la segreteria Lombarda mi raccomando lo faccia, noi siamo a vostra disposizione. Se non rispondiamo al telefono è perché stiamo lavorando. Nessuno di noi svolge attività d’ufficio ed è impiegato su tutti i quadranti notti comprese. Contattateci alle mail di riferimento che trovate sul sito  regionale Icon_External_Link; siamo anche presenti su facebook Icon_External_Link.
Concludo come ho iniziato:” RIMBOCCHIAMOCI LE MANICHE E DIAMOCI DA FARE”
 
Manovra, PSD: giù le mani dal comparto Sicurezza e Difesa PDF Stampa E-mail
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Partito per gli operatori della Sicurezza e della Difesa
Il Segretario politico


Roma, 31 maggio - Una cosa è ormai evidente di questa manovra, e cioè che si metteranno pesantemente le mani nelle tasche degli italiani, specialmente quelle di una parte: i dipendenti pubblici.

Sembra un secolo fa, ma sono passati solo pochi mesi da quando, in occasione delle elezioni regionali, la Camera impegnò il governo ad emanare una serie di iniziative legislative che avrebbero soddisfatto tutti i temi particolarmente cari al personale in uniforme (stabilizzazione del precariato militare, concessione del diritto sindacale ai militari, regolamentazione in materia di Commissioni di avanzamento al grado superiore, unificazioni dei ruoli per gli ufficiali, riordino delle cariere, reperimento dei fondi per lo straordinario, estensione dell'indennità di comando, ecc). Insomma una pacchia.

Sembra ancora più lontano, in termini politici, il tempo in cui questo governo sottoscriveva dei precisi impegni con il comparto Sicurezza e Difesa, quando alla vigila del varo del contratto integrativo (c.d. coda contrattuale) prometteva di riparare a numerosissime "sofferenze" giuridiche che attanagliavano il comparto (naturalmente tuttora esistenti).

Dei documenti sottoscritti dai vari membri del governo ovviamente esiste traccia (allegati a questo articolo) ma quello che più ci preoccupa è il terribile silenzio che circonda le sorti delle donne e degli uomini in uniforme specialmente in questi giorni dove tutti gli occhi sono puntati sul testo - o meglio, sulle bozze -  della manovra aggiuntiva .

Quello che sappiamo è che il ministro degli Interni durante il question time ha affermato che il blocco dei contratti non riguarderà il comparto Sicurezza. Il suo omologo alla Difesa invece di fare altrettanto si è eclissato e nessuno sa cosa succederà ai militari. In compenso il Capo di stato maggiore dell'Aeronautica manda email con l'intento di tranquillizzare il personale ma sembra sortire l'effetto opposto: "I provvedimenti incideranno anche nei confronti del comparto del pubblico impiego e, quindi, su istituti e norme che delineano la peculiarità delle Forze armate" si legge nel testo dell'email che aggiunge “intendo confermare che la specificità della condizione del militare è all'attenzione dei vertici della Forza armata e del dicastero ed è rappresentata nelle opportune sedi.”

Quindi, a leggere le parole del Capo di stato maggiore dell'A.M. pare di capire che i tagli incideranno eccome. La "specificità" metterà in salvo anche il comparto Difesa? Il Generale afferma che è "all'attenzione dei vertici della Forza armata e del dicastero". Ma come? Non era ormai un fatto assodato? Non si era già brindato a questo fantastico traguardo (sic!)? Sembra di no.

A giudicare dalle tante occasioni in cui il governo si è speso a sottoscrivere impegni senza mai mantenerli c'è poco di che star tranquilli. Non vogliamo fare gli allarmisti, non intendiamo avanzare supposizioni azzardate, ma analizziamo i fatti: sono spariti dal testo della manovra correttiva le norme che prevedevano l'eliminazione di alcune indennità e la compressione di altre, ed in materia di contratti si legge che "I rinnovi contrattuali del personale dipendente dalle pubbliche amministrazioni per il biennio 2008-2009 ed i miglioramenti economici del rimanente personale in regime di diritto pubblico per il medesimo biennio non possono, in ogni caso, determinare aumenti retributivi superiori al 3,2 per cento ma tale disposizione...... non si applica alle Forze di polizia ed ai Vigili del fuoco". Ma se leggiamo l'articolo 17 della manovra troviamo un accenno al personale di cui all’articolo 2, comma 2 e articolo 3 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (magistrati ordinari, amministrativi e contabili, gli avvocati e procuratori dello Stato, il personale militare e delle Forze di polizia di Stato) che subiranno sostanziali tagli sulle risorse già previste per i rinnovi contrattuali.

Insomma è un vero caos. Ma quello che fa più paura è appunto questo. Nessuno dei membri del governo ha affermato che l'entità della manovra verrà ridotta, quindi se i tagli "quantitativamente" sono rimasti i medesimi ma le norme attuative che spiegano dove operarli (specialmente quelle che riguardano il personale in uniforme) sono sparite dai 54 articoli della manovra, questo ci autorizza a sospettare che il lavoro sporco verrà delegato ai rispettivi organi dirigenti del comparto Sicurezza e Difesa, magari mediante l'emanazione di circolari interne che incideranno sugli stipendi, ma lontano dai riflettori e quindi con un minor danno di immagine per la classe politica.

Al netto di tutto però resta un'evidenza difficilmente eliminabile con trucchetti da avanspettacolo: questo governo ha chiaramente operato una scelta di campo decidendo deliberatamente di far pagare i costi della crisi (sempre negata per lungo tempo) ai dipendenti pubblici che mandano avanti la complessa macchina dello Stato, dovendo peraltro sopportare un ministro che fa propaganda arrivando persino a proporre ridicole "faccine" per valutarne l'efficienza. Tra questi dipendenti pubblici ovviamente sono compresi anche gli operatori del comparto Sicurezza e Difesa che dopo essere stati buggerati con una norma-truffa chiamata "specificità" dovranno subire anche il danno di non vedersi riconosciuti gli enormi sacrifici che derivano dall'indossare un'uniforme che li espone, anzi li obbliga, a fronteggiare quei rischi dai quali gli altri lavoratori hanno tutto il diritto di sottrarsi, sia in Italia che all'estero.

Non mi sembra un caso che questa compagine governativa sia stata l'unica capace di portare in piazza 40.000 operatori del comparto Sicurezza (ai quali si sarebbero aggiunti anche quelli del comparto Difesa se solo fossero abolite le leggi discriminatorie che gli vietano persino di manifestare il dissenso) che protestavano contro riforme sociali e repressioni economiche mai attuate da nessun governo.

Fanno da osceno contraltare alla "manovra lacrime e sangue" le norme che hanno prodotto il cosiddetto "scudo fiscale", vale a dire la possibilità per taluni evasori di far rientrare capitali nel nostro Paese corrispondendo una tassa pari al solo 5%, che in questo frangente costituisce una offesa gravissima nei riguardi di chi le tasse le paga fino all’ultimo centesimo. I capitali cosiddetti “scudati”, pari a circa 100 miliardi euro, dovrebbero adesso essere gravati da una cedolare secca del 25%, che pur sommata al 5% già corrisposto, costituirebbe pur sempre un enorme sconto su quanto i lavoratori onesti sono chiamati a corrispondere (circa il 43% della loro base imponibile).

Noi del PSD crediamo quindi che sia giunto finalmente il momento di trasferire sul campo politico le giuste rivendicazioni dei cittadini e dei lavoratori tutti compresi quelli del comparto Sicurezza e Difesa al cui fianco ci batteremo sempre per riaffermare ed esaltare i valori costituzionali di equità, di giustizia e di legalità.

Le norme della Camera che impegnavano il Governo (in occasione delle recenti elezioni regionali)

Gli impegni assunti dal Governo in sede di concertazione della coda contrattuale

 
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