| PSD in difesa di un militare in Afghanistan |
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![]() Atto Camera (su iniziativa del PSD)
Interrogazione a risposta scritta 4-09580
presentata da AUGUSTO DI STANISLAO (IDV) DI STANISLAO. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che: il giorno 16 novembre 2010 il portale www.Grnet.it (portale di informazione indipendente per il comparto sicurezza e difesa) pubblica un articolo dal titolo «Afghanistan: morire ma con la branda in ordine»; l'articolo riporta la storia di un soldato reduce dalla missione in Afghanistan. Il caporale in questione, mentre si trovava in missione in Afghanistan, a Farah, ha subito una punizione perché la sua branda era in disordine. La più solenne delle punizioni, la «consegna di rigore» che quasi sicuramente gli rovinerà le note caratteristiche e gli avanzamenti di carriera; nella lettera datata 29 luglio 2010 con oggetto «illecito disciplinare avente rilevanza interna» viene inflitta al caporale la «sanzione di giorni 7 di Consegna di Rigore». Nella motivazione si fa riferimento ad un «normale controllo espletato alle tende adibite ad alloggi del personale di servizio presso la Task Force South in Farah (Afghanistan) durante il quale una di queste veniva trovata in un grave stato di disordine»; nella lettera firmata dal comandante della task force «South» si parla, altresì, di «pessimo esempio» nei confronti dei subalterni e «mancanza di iniziativa e scarso senso di responsabilità»; il caporale al suo ritorno in patria ha presentato ricorso contro il provvedimento; il portale GrNet commenta: «Facciamo davvero fatica ad immaginare quale sia il nesso tra una branda in disordine, magari lasciata in quello stato per guadagnare qualche minuto in più di sonno, e il "senso di responsabilità" del Caporale»; la missione in Afghanistan, dopo nove anni, vede mutare profondamente lo scenario in termini politici, di sicurezza, di avversità e di raggiungimento degli obiettivi che hanno spinto l'Italia a dare il proprio contributo, mettendo a rischio, ad avviso dell'interrogante, più del dovuto e più del necessario le migliaia di militari impiegati, che devono subire quotidianamente decisioni politiche e strategiche di notevole rilevanza senza adeguate informazioni sulle motivazioni; l'episodio va valutato alla luce della legge 11 luglio 1978, n. 382 «Norme di principio sulla disciplina militare», con particolare riferimento ai criteri definiti per i procedimenti disciplinari all'articolo 15 della citata legge; va tenuto conto inoltre del clima nel quale i militari devono operare nei territori in Afghanistan, ove si assiste a quotidiani attacchi, attentati, kamikaze, bombe e decessi di vittime civili, bambini, donne, operatori umanitari, in costante aumento -: se il Governo intenda verificare, controllare e monitorare lo stato nel quale operano i militari di ogni ordine e grado impegnati nei territori in Afghanistan, affinché si accerti la congruità di un provvedimento che all'interrogante appare sproporzionato e che si consuma all'interno di un contesto di guerra, tanto da apparire un atto ritorsivo, piuttosto che sanzionare un comportamento non consono da parte del militare che ci si augura non rappresenti la punta di un iceberg di un malessere ben più ampio e profondo. (4-09580) |