Partito Popolare Sicurezza e Difesa

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Programma politico del

Partito Popolare

Sicurezza e Difesa

(approvato in Roma, il 26 settembre 2010)

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Indice


ghirigori
Sicurezza e Difesa

 

  • Unificazione e smilitarizzazione di tutte le forze di Polizia compresa la Guardia di Finanza. Nell’ambito dell’unica forza di polizia, saranno previste diverse specializzazioni (penitenziaria, tributaria, controllo del territorio, Forestale, etc.) e contestuale deciso snellimento delle posizioni di vertice. Tra le specializzazioni  previste nell’unica forza di polizia, verrà ricompresa anche un’unica “componente navale” formata dagli organici provenienti da Polizia di Stato, Carabinieri, Corpo Forestale, Guardia di Finanza, Guardia Costiera e Polizia Penitenziaria, tutti con la qualifica di Ufficiali ed Agenti di P.S. (vds art. 16 del T.U.LL.P.S)
  • Improntare ad una maggiore democraticità le norme ed i regolamenti interni del comparto Sicurezza e Difesa
  • Uniformare e riordinare il sistema di progressione delle carriere nel comparto Sicurezza e Difesa
  • Riforma radicale delle leggi in materia di valutazione ed avanzamento di carriera del personale del comparto Sicurezza e Difesa improntate a criteri meritocratici oggettivi e documentabili. Attuazione contestuale del riordino delle carriere
  • Ripristinare l’applicazione integrale delle dalla legge 241/90 e s.m.i (normativa sulla trasparenza degli atti della P.A.) al personale del comparto Sicurezza e Difesa
  • Riformulazione dell’art. 8 della legge 382/78 nel senso del riconoscimento dei diritti sindacali espressamente previsti nella maggioranza dei Paesi europei, ed eliminazione del preventivo assenso ministeriale per la costituzione di associazioni fra membri del comparto Sicurezza e Difesa
  • Nuova normativa in materia di vigilanza privata. Tra i principali punti oggetto di riforma, prevedere la creazione della figura professionale inserita in un apposito albo, e il riconoscimento dello status di  pubblico ufficiale durante l’orario di servizio. Ricorrere all’ausilio di tali figure professionali in materia di sicurezza negli stadi e negli edifici scolastici
  • Rivisitazione delle norme e dei regolamenti relativi al personale del comparto Sicurezza e Difesa in materia di  attività extraprofessionali a similitudine degli altri Enti e/o settori della P.A.
  • Aumento progressivo delle risorse per il comparto Sicurezza e Difesa
  • Maggiore presenza sul territorio delle forze dell'ordine ed incremento della polizia di prossimità, delle forze di polizia di quartiere per rafforzare la prevenzione dei "reati diffusi" (furto in appartamento, furto d'auto, spaccio di droga, sfruttamento della prostituzione, etc)
  • Controllo e gestione dell'immigrazione clandestina, attraverso la collaborazione tra governi europei e Paesi di origine e transito degli immigrati
  • Incentivi alle associazioni e alle scuole che operano per l’integrazione degli immigrati attraverso l’insegnamento della lingua e delle leggi che regolano la convivenza civile nel nostro Paese
  • Divieto per il ministero della Difesa di procedere ad assunzioni di militari con contratto a tempo determinato. Stabilizzazione del personale precario attualmente in servizio
  • Dilatare le competenze del personale civile della Sicurezza e della Difesa nello svolgimento dei compiti “non operativi” attualmente svolti dal personale del comparto, allo scopo di destinare maggiori risorse umane ad impegni istituzionali specifici (missioni internazionali, difesa del territorio, etc.)
  • Diritto alla famiglia: estendere al personale del comparto Sicurezza e Difesa le disposizioni contenute nel D.Lgs. 151 del 2001, articolo 42 bis e  nel comma 105 dell'articolo 3 della legge 24 dicembre 2003, n. 350, i quali prevedono, a domanda,  l’assegnazione temporanea del genitore con figli di età inferiore ai tre anni, ad una sede di servizio ubicata nella stessa provincia o regione nella quale l’altro genitore esercita la propria attività lavorativa
  • Diritto alla privacy: riformulazione del Decreto del Ministero della Difesa 13 aprile 2006, n.203 con l’abolizione di quelle norme che di fatto escludono il personale del comparto Sicurezza e Difesa dalle tutele previste in materia, permettendo la schedatura di quei dati sensibili (orientamento sessuale, politico, religioso, sindacale e di altro genere) assolutamente inutili per il buon andamento dell’Amministrazione
  • Adeguamento stipendiale per il personale del comparto Sicurezza e Difesa agli standard europei
  • Vigili del fuoco: ripristino immediato della centralità del Corpo in materia di protezione civile e adeguamento stipendiale degli operatori in riconoscimento dei ruoli svolti in materia di sicurezza pubblica
  • Accentuazione del ruolo di raccordo del Prefetto tra le autonomie locali e tra queste e lo Stato
  • Contrattualizzazione della dirigenza delle Forze di Polizia e delle Forze Armate
  • Abolizione della Magistratura militare e transito del relativo personale alla Magistratura ordinaria
  • Favorire ed incentivare l’integrazione socio-culturale tra il personale in uniforme e la società civile

 

ghirigori
Giustizia
Preambolo

Il rispetto rigoroso delle leggi in uno Stato democratico è alla base di una civile convivenza e della coesione sociale. Scopo delle pene irrogate nei confronti di coloro che trasgrediscono le leggi è quello di emendare il reo e di recuperarlo e rieducarlo al rispetto dei valori fondanti di una società evoluta. Ciò premesso, nel nostro Paese è presente un alto tasso di illegalità alimentato dalla quasi certezza di sfuggire alle sanzioni.
La promulgazione di leggi che vanno nella direzione della certezza della pena, ed il fermo NO al ricorso a misure di tipo indultivo, hanno lo scopo di ricondurre tutti gli ambiti della società verso il rispetto della legalità. Il PSD, nel propugnare misure severe contro le molteplici forme di illegalità, è consapevole del fatto che alcune categorie sociali vivono in uno stato di quasi impunità incentivando di fatto la “cultura” dell’illegalità. A Tale status quo il PSD  si oppone con la proposizione di alcune misure tese combattere la crescente illegalità diffusa la quale, impedendo una sana e leale competizione in tutti gli aspetti che coinvolgono il  campo economico-sociale, ne mina le basi. In particolare, il PSD ritiene  che la strada maestra per combattere l’illegalità non possa non tenere conto del diffuso fenomeno della corruzione nella pubblica amministrazione e dei suoi nefasti effetti sulla qualità di vita del cittadino. L’esemplarità delle pene deve essere atta a scoraggiare il dilagare dei fenomeni  corruttivi in ogni loro manifestazione.
Nel confronto con i Paese europei, relativo ai tempi della giustizia, l’Italia risulta purtroppo agli ultimi posti. I cittadini e le imprese italiane vedono ridursi i loro diritti in presenza di un sistema giudiziario che impiega troppi anni per risolvere le controversie, pregiudicando lo sviluppo del Paese.
La ragionevole durata del processo, principio affermato dalla Carta Europea dei Diritti dell'Uomo e dalla nostra Carta costituzionale, è un principio al quale ispirare il programma del PSD nel capitolo“Giustizia”.

Le risorse destinate al Ministero della Giustizia deve essere considerato non solo sotto l'aspetto delle spese, ma anche sotto quello delle entrate. Solo una minima percentuale delle somme relative alle pene pecuniarie e spese processuali sono effettivamente recuperate.


  • Ridurre i tempi e aumentare l’efficienza della giustizia
  • Favorire la specializzazione dei magistrati, in particolare nel settore dei diritti fondamentali (famiglie e minori, diritti della persona, libertà personale, diritto e sicurezza sul lavoro, etc)
  • Ampliare la specializzazione delle sezioni per le tematiche economiche
  • Creazione e rafforzamento di (e sistematico ricorso ad) un sistema di composizione extragiudiziale delle liti
  • Aumento delle risorse destinate alla Giustizia utilizzando anche quota parte dei beni confiscati alla criminalità organizzata
  • Inasprimento delle pene, con criteri di proporzionalità, ed abolizione delle attenuanti per i reati di notevole impatto sociale che determinano gravi ricadute sul tessuto economico ed in termini occupazionali
  • Intercettazioni: solo su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, nei modi previsti dalla legge tuttora vigente. Divieto assoluto di procedere a qualsiasi forma di intercettazione randomica al di fuori dei casi previsti dal comma precedente, con conseguente seria repressione dei comportamenti  illegali
  • Possibilità di applicazione della pena dopo il secondo grado di giudizio per i reati compiuti dai pubblici amministratori nella gestione della "cosa pubblica"
  • Depenalizzare i reati meno gravi per consentire all’autorità giudiziaria di concentrare la sua azione nel perseguimento dei reati gravi ed in quelli di alto allarme sociale
  • Severi contro il crimine e i criminali. Più severi contro i reati sessuali specie se perpetrati nei confronti  dei minori
  • Aumentare gli organici dei magistrati nelle regioni a più alta incidenza criminale, creando incentivi di vario tipo che ne favoriscano anche la mobilità
  • Assoluto divieto per i magistrati di effettuare consulenze ed arbitrati
  • Pene severe per i magistrati condannati per fatti corruttivi connessi all’esercizio della propria funzione
  • Potenziare la normativa sulla cooperazione giudiziaria internazionale, sulle rogatorie e sulle assistenze giudiziarie dirette tra le magistrature dei vari Paesi
  • Rendere specifici, nel codice penale, alcuni reati ambientali con sensibile aggravamento delle pene
  • Lo stato di bisogno del cittadino-elettore è un problema sociale non un’opportunità di carriera politica. A tale scopo occorre modificare la legge che prevede la punizione del voto di scambio in modo da renderla più attuabile e, quindi, più efficace
  • Il PSD avversa l’attuale deriva che ha condotto alla depenalizzazione dei reati che producono gravi danni sociali nel mondo del lavoro. Propone quindi pene più severe nei confronti di coloro che commettono reati di tipo finanziario/societario con previsione di pene proporzionali al grado di ricaduta in termini di danno economico-occupazionale. Reintrodurre il delitto di falso in bilancio cancellando le fattispecie di non punibilità contenute nelle ultime formulazioni legislative
  • Rivisitazione dei termini di prescrizione in modo ridurre al minimo i casi di impunità dovuti all’oggettiva impossibilità di arrivare alla sentenza definitiva nei termini attuali previsti. Oggi, alcuni tipi di reato, particolarmente odiosi per il riflesso che comportano sull’economia e sul fisco, restano di fatto, quasi impuniti, con l’aggravante che il sopraggiungere del termini di prescrizione vanifica anni di lavoro della macchina della giustizia
  • Inasprimento delle sanzioni a carico degli evasori fiscali
  • Maggiore trasparenza e controllo nelle politiche di assegnazione dei fondi
  • Inasprimento delle pene per coloro che maltrattano gli animali Torna all'indice



ghirigori
Economia -  Fisco

Preambolo


Il PSD nella stesura della presente parte di programma economia, fisco e lavoro, tiene conto della particolare congiuntura socio-economica del Paese in particolare e del mondo occidentale in generale. Con estremo senso di realismo ci poniamo in una posizione equidistante da strumentali ottimismi ed ancor più deprecabili catastrofismi. La nostra posizione non è dettata da tatticismi politici o da posizioni “soft”, ma da una lucida analisi del periodo storico che attraversiamo sotto l’aspetto sociale ancor prima che economico. Storico decisamente è il periodo che attraversiamo. Le rendite di posizione di cui godeva l’occidente che deteneva fino a non pochi anni fa l’80% della ricchezza del globo con appena 1/6 della popolazione mondiale sono prossime ad esaurirsi. Rendite che avevano radici storiche tra cui,ultima in ordine di tempo, il colonialismo, con il prelievo di materie prime e l’utilizzo di manodopera a bassissimo costo. A nostro favore ancora, una parte considerevole di  Paesi in via di sviluppo non avevano sviluppato, per ragioni storiche, economie capaci  di porli nei nostri confronti come validi competitori. Non stiamo attraversando una crisi che finirà tra due o cinque anni. Si sposta l’asse geo-economico: che ci piaccia o meno siamo decisamente nella direzione di una nuova redistribuzione delle ricchezze. Nostro malgrado non è la prima volta che succede e non sarà sicuramente l’ultima. Dovremo porre più attenzione ai nostri consumi e probabilmente  rimodulare i nostri stili di vita. La questione, l’unica questione che deve attenere una classe politica seria, è la gestione di queste dinamiche. La transizione graduale e quanto possibile indolore verso i nuovi modelli sociali che inevitabilmente dovranno essere sperimentati e posti in essere. Riforme strutturali condivise che tengano conto della reale situazione sono indispensabili e non più eludibili. Ottimismi che impediscano l’accettazione e la necessaria condivisione di riforme a volte dolorose diventano di fatto criminali e nascondono una reale incapacità di governare i fenomeni. Ovviamente nessuno ha la bacchetta magica ed esigenze di consenso elettorale non spingono nella direzione di attuare i necessari interventi. L’ottimismo del medico spesso uccide il malato più della malattia stessa. Compito della politica è quello di attenuare i sacrifici e soprattutto di distribuirli equamente in tutti gli strati sociali con particolare riguardo alle fasce più deboli che avrebbero oggettive difficoltà a ridurre i loro consumi o modificare verso il basso il loro stile di vita. In questa ottica di vacche decisamente magre il prelievo fiscale  e gli interventi nel campo del sociale devono essere efficacemente mirati e improntati a severissimi criteri di giustizia ed equità. I principi di giustizia ed equità prima richiamati per essere realmente tali non possono prescindere da un reale accertamento del reddito. Il Paese non si può più permettere che una pensione di invalidità o un sussidio di disoccupazione vada a riempire ulteriormente le tasche di un individuo che probabilmente ha un lavoro in nero e/o redditi artificiosamente occultati, facendo mancare le risorse da destinare a chi realmente vive situazioni di forte disagio sociale. Per questo non bastano solamente le leggi, le facciamo da anni senza risultato, ma è indispensabile diffondere una rinnovata e credibile etica di legalità in tutti gli ambiti della sfera pubblica e sociale. Dalla cicca a terra alla corruzione politica. Il PSD, le donne e gli uomini che ne fanno parte, si fanno portatori e promotori di questa rinnovata etica di legalità senza la quale anche i programmi politici più ambiziosi o le più audaci riforme politiche rimangono ipocriti e vani esercizi di retorica. Solo una cultura della legalità può assicurare al Paese le possibilità di sviluppo. Essa tende a creare un processo virtuoso che premia le capacità personali e produttive,  creando qualità in tutti gli ambiti della vita amministrativa ed economica del Paese a beneficio di quella competitività in cui il nostro Paese  ha indispensabile bisogno. La legalità inoltre premiando i giovani veramente capaci e meritevoli permetterebbe quel ricambio generazionale che tutto il Paese chiede.

  • Ammodernamento ed introduzione di criteri di reale meritocrazia per contrastare le inefficienze  di ampi settori della pubblica amministrazione. Il necessario snellimento di una burocrazia pletorica è necessario per rendere il nostro Paese più competitivo e più appetibile agli investimenti stranieri. Bisogna permettere un maggiore ricorso alle autocertificazioni ed allo scambio di dati attraverso canali telematici tra le varie amministrazioni,  incrementando parallelamente le sanzioni in caso di falso  o malafede e coinvolgendo  maggiormente i dirigenti pubblici nel progetto. Introdurre il divieto, alle Pubbliche Amministrazioni, di richiedere  al cittadino o alle imprese, documentazioni, certificazioni o dati già in possesso dalla stessa P.A..  Siamo convinti che attualmente la pubblica amministrazione abbia le risorse umane, tecniche  e le professionalità necessarie per ridurre il peso della zavorra burocratica che condiziona la vita di cittadini e imprese
  • Incentivare, condizione indispensabile per lo sviluppo e la competizione con altri mercati, la Ricerca e  la Sperimentazione con adeguata quota PIL
  • No a imposte retroattive
  • Stabilità in materia di normative fiscali, con un minimo di 4 anni tra una riforma e l’altra, tranne emergenze economiche straordinarie, l’accavallarsi di riforme crea confusione e offre pretesto a cavilli ove sguazzano commercialisti compiacenti ed evasori
  • Rendere realmente efficace la class action: rivedere e riformulare l’attuale legislazione rimuovendo  gli ostacoli che rendono, di fatto, estremamente difficoltoso e oneroso il ricorso a tale strumento di tutela e autodifesa da parte del cittadino
  • Evitare l’introduzione di ulteriori norme che burocratizzerebbero ulteriormente la lotta all’evasione ma, rendere piena efficacia alle norme già esistenti
  • Rendere detraibili il maggior numero di spese in modo da poter effettuare controlli incrociati ed eliminare quanto più possibile  le sacche di evasione
  • Eliminazione degli studi di settore: incentivano l’evasione. Paradossalmente su tre attività monitorate, da un punto di vista statistico, una pagherà più di quanto effettivamente deve, una pagherà quanto deve e l’altra meno di quanto deve. Il contribuente deve pagare per quanto effettivamente  guadagna e non subire ricatti psicologici come nel caso di chi ha entrate inferiori di quanto risulta dall’apposito studio di settore o nel caso opposto farla franca. Una tassa diventa comunque  ingiusta quando non   è proporzionata all’effettivo guadagno. Rendere, con  i necessari interventi legislativi, non pagante l’evasione. Aumentare, per i casi ove si riscontrino alti tassi di evasione, le sanzioni previste finanche al blocco dell’attività
  • Limite alle cariche agli amministratori di aziende quotate in borsa
  • Prevedere maggiori responsabilità degli istituti finanziari in merito ai prodotti da loro proposti quando si può ragionevolmente presupporne la mala fede
  • Tetto ai compensi del management per società quotate in borsa e soprattutto a partecipazione statale
  • Reali norme che impediscano o limitino situazioni di monopoli in settori strategici della vita pubblica
  • Nuove regole che assicurino reale pluralismo e concorrenza nel settore dei media. La    concentrazione di mezzi di informazioni, seppur risponde a criteri di libero mercato, inibisce di fatto il pluralismo e rappresentano, come la storia insegna un pericolo mortale per le democrazie
  • Divieto assoluto alle persone condannate in via definitiva, per reati finanziari, di assumere cariche amministrative in aziende quotate in borsa o a partecipazione statale
  • Non sperperare danaro pubblico finanziando aziende comunque destinate a fallire o fuori mercato o addirittura sorte strumentalmente per ottenere finanziamenti, tramite l’effettuazione di reali ed efficaci controlli preventivi
  • Versamento IVA dovuto entro 90 dopo il reale incasso della fattura
  • Interventi sull’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) nel senso di una graduale diminuzione.  Calcolo dell’imposta sul reddito al netto dei costi per il personale
  • Pianificazione  e analisi  in merito alla realizzazione  delle Grandi Opere infrastrutturali (Tav, Ponte sullo   Stretto) che tenga conto della mutata situazione economica del Paese
  • No assoluto ai condoni fiscali: il recupero immediato, in termini di entrate, non compensa le perdite nel tempo poiché rendono pagante le  illegalità e frustrano il cittadino virtuoso
  • Restituzione del fiscal-drag
  • Tendere con un processo graduale di compensare, con il recupero dell’evasione, una maggiore detrazione irpef che tenga conto, in maniera equa e proporzionale della riduzione del reddito familiare a causa    delle nuove emergenze sociali effetto della perdurante depressione economica
  • Sostegno al "Made in Italy"ove ricorrano le condizioni di un reale competitivo rapporto qualità prezzo
  • Maggiori tutele e garanzie per i lavoratori in materia di sicurezza del lavoro. Rendere pagante al datore di lavoro il rispetto delle norme attraverso opportuni incentivi e sanzioni
  • Il Sud deve puntare ad essere punto di riferimento  e snodo commerciale tra il i paesi del Mediterraneo e l’Europa , i piani di investimento per lo sviluppo devono tendere a privilegiare queste potenzialità e non inseguire vani e già miseramente falliti piani di neo industrializzazione
  • Turismo: la crisi ha accentuato la già tendenza al ribasso della attrattiva turistica , in particolare del sud del Paese. la scarsa qualità dei servizi offerti e le furberie di qualche operatore ci vedono, nei numeri, sempre meno competitivi nel settore. non basta solo qualificare, bisogna sanzionare pesantemente, contemplando anche il blocco dell’attività’, quanti per sete di profitto danneggiano l’immagine del settore con danni incalcolabili in un Paese che ha sempre fatto del settore turistico una delle prime industrie del Paese
  • Rendite finanziarie: aumentare la tassazione sulle rendite finanziarie al 20%
  • Incentivare il volontariato e con appositi strumenti legislativi, esaltare e rendere piena efficienza alla duplice funzione che questa attività può e deve svolgere: supplire nel campo del sociale agli effetti dei crescenti tagli nei bilanci della spesa sociale e,   condizione propedeutica per l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. L’attività di volontariato può diventare momento di coesione sociale e di consapevolezza per i giovani anche di diversa estrazione sociale
  • Aumento della quota fiscalmente detraibile della rata sui mutui relativi all'acquisto della casa di abitazione ed utilizzo di leve fiscali, incentivi e disincentivi,  per rendere più ampia l’offerta in materia di affitti
  • Individuare gli ostacoli che impediscono di fatto la raccolta differenziata specie nelle regioni del sud e attivazione di soggetti (per es. volontariato) con funzione di promozione e controllo del territorio Torna all'indice


ghirigori
Lavoro


  • Occupazione: coniugare mercato,  occupazione e formazione. Il PSD ha una visione realista del mercato del lavoro in Italia e della impossibilità di riproporre il modello del posto fisso.  Siamo altresì convinti che la disoccupazione ha un altissimo costo  sia in termini economici che sociali. Altro fenomeno preoccupante è l’allungamento del periodo di inattività dei giovani, inattività che a volte si protrae ad un’età oltre il quale diventa sempre più improbabile un ingresso nel mondo del lavoro. Proponiamo, di rendere più efficienti i centri di collocamento al lavoro, e di convogliare le risorse oggi inutilmente impiegate alla formazione post scolastica e parte delle risorse attualmente destinate a sostegno della disoccupazione (in molti casi destinati a coloro che comunque lavorano in nero), e sperimentare un nuovo modello di formazione.  Dare a giovani e imprese (industria, artigianato, terziario, agricoltura), gestendo domanda ed offerta  la possibilità di un periodo di lavoro, da 12 a 18 mesi totalmente a carico dello stato. Alla fine del periodo lavoratori ed impresa decideranno se continuare con un normale rapporto di lavoro o meno. Si otterrebbe un triplice beneficio: per lo Stato, che si doterebbe a costi irrisori di una efficace politica di ingresso al lavoro; per l’imprese, che godrebbe di uno o più lavoratori a costo zero; per i giovani, che nella peggiore delle ipotesi restano in possesso di credenziali che certificano una formazione “sul campo” spendibile nel mercato del lavoro
  • Interventi sul delicato problema del precariato: le mutate condizioni economiche hanno imposto e impongono continue mutazioni in materia di norme che regolano il mondo del lavoro. Come noto la legge 30/2003, altrimenti detta impropriamente “legge Biagi”, ha introdotto elementi di liberismo nel mercato del lavoro. L'intento del legislatore partiva dal presupposto secondo cui la flessibilità in ingresso nel mercato del lavoro favorisce la creazione di nuovi posti di lavoro dove, invece, la rigidità del sistema, con assurde rendite di posizione, crea spesso alti tassi di disoccupazione. La legge, a volte recepita parzialmente, ed il concorso della la mancanza di ammortizzatori sociali, altrimenti presenti in quei paesi dove la flessibilità del mercato del lavoro è elemento essenziale per le dinamiche occupazionali, non ha prodotto i risultati sperati. Si riscontrano invece abusi e illegalità, nel mercato del lavoro, che generano livelli ancora più elevati di precarietà e di insicurezza. Situazione questa, contraria alle intenzioni del legislatore che considerava la transitoria precarietà come elemento strumentale per una  successiva stabilizzazione del lavoratore. Il PSD, pur considerando indispensabile la flessibilità del mercato del lavoro, ritiene la precarietà un elemento altamente disgregante per la coesione sociale,  si impegna quindi, per una riforma della legge in modo che si possa coniugare il rispetto della dignità umana con la crescita economica del Paese. Deve essere  inoltre spezzato il perverso legame tra precarietà e flessibilità. La necessaria flessibilità nel mondo del lavoro non deve automaticamente significare precarietà. Se non è possibile garantire la stabilità del lavoro bisogna fare di tutto per garantire la continuità economica, a mezzo di sussidi mirati e temporanei, e lavorativa attraverso politiche efficaci sul mercato del lavoro che favoriscano occasioni di reimpiego. Incentivare da un lato  le imprese che trasformano contratti a termine in contratti a tempo indeterminato e penalizzare fino alla sospensione dei sussidi reiterati rifiuti dell’offerta di lavoro
  • Investire sui giovani: attraverso fondi per il credito e il micro-credito, che consentano di ottenere prestiti, con restituzione posticipata agevolata, per il sostegno finanziario di percorsi formativi e progetti imprenditoriali nei settori dell’innovazione tecnologica e  dello sviluppo sostenibile. Torna all'indice


ghirigori
Istruzione
Preambolo


Il PSd ritiene assiomi fondamentali i principi di trasparenza e legalità, ma questi principi benché fondamentali, rappresentano il guscio, il mantello protettivo all’interno del quale la società italiana deve crescere e svilupparsi. La questione  del lavoro, dell’economia e dell’istruzione non può essere disgiunta ed è, anzi, intimamente correlata alla questione stessa di legalità. Un Paese che non riesce più a garantire una condizione economicamente dignitosa ai suoi cittadini diventa, paradossalmente, ingiusto e vessatorio quando tenta di sanzionare e reprimere comportamenti dettati da inaccettabili disagi economici. Inoltre  quando i disagi economici interessano un numero elevato di famiglie, finiscono per legittimare di fatto comportamenti di illegalità diffusa e creano un contesto culturale ostile a quanti per dovere professionale  sono garanti della legalità. Le regole della convivenza civile stessa e il rispetto degli altri, garanzie di coesione del tessuto sociale, solo attraverso l’istruzione possono e devono diventare patrimonio culturale identificativo del cittadino. L’istruzione e nella sua organizzazione pratica, la scuola, rappresenta il momento creativo del futuro della nazione. Un Paese non è soltanto una bandiera ed un territorio, è anche e soprattutto, l’insieme dei suoi abitanti. Ognuno con le  proprie attitudini e capacità innate. In termini economici e sociali il futuro esiste solo se riusciamo ad individuare, esaltare e utilizzare al massimo queste attitudini e capacità.
La scuola ha questo immane compito. La questione in fondo è molto semplice: a similitudine del gioco del calcio, la partita si può vincere solo se realmente i migliori sono quelli scesi in campo, ognuno con le sue attitudini. Nessun allenatore si sognerebbe di costringere un portiere all’attacco e viceversa. Noi abbiamo una partita più importante da vincere: quella della competitività e della convivenza civile. Per questo ci serve una scuola sana e soprattutto efficiente.


  • Lingua inglese. L’economia, inevitabilmente globalizzata, ha scelto da tempo l’inglese come lingua internazionale, ed il nostro paese ha già perso tempo prezioso rispetto ad altri paesi europei. Oltre all’inglese come materia curricolare obbligatoria fin dall’asilo, proponiamo, gradualmente, un utilizzo della lingua inglese ancora più marcato nell’attività didattica. Utilizzando inizialmente le risorse umane già presenti, incentivare e programmare la formazione dei docenti in questo obiettivo che ha come ultima finalità quello di rendere, in un mercato del lavoro che non può più avere confini nazionali, meno penalizzati i nostri giovani
  • No ai finanziamenti alla scuola privata. Attualmente assistiamo ad una  continua riduzione dei finanziamenti destinati all’istruzione pubblica e ad un sempre maggiore stanziamento di fondi a favore delle scuole private
  • Maggiori    investimenti   nella   scuola    pubblica. Solo    investimenti    nella   Scuola   Pubblica.  Bisogna contrastare e combattere quelle istanze culturali prima che legislative  che, strumentalmente, tendono a configurare una Scuola Pubblica priva di  qualità, sciatta e sprecona.   Il principale compito della scuola non può e non deve essere quello di mera dispensatrice di conoscenze. La scuola pubblica è il luogo dove si forma la coscienza etica e sociale del futuro cittadino e la consapevolezza della sua identità culturale di italiano ed europeo. Questo delicatissimo compito non può essere delegato a soggetti privati motivati da interessi economici o peggio, da particolarismi culturali. Le scuole private ledono il principio delle pari opportunità per tutti, dovere a cui solo lo Stato può attendere ed esserne garante. Possono, al limite, costituire una alternativa non concorrenziale alla scuola pubblica
  • Assegnazione di libri di scuola gratuiti per le famiglie meno agiate
  • Scuola dell’obbligo. Estendere fino al 18° anno di età l’istruzione obbligatoria e contestualmente  individuare percorsi formativi che assicurino una qualifica realmente spendibile sul mercato del lavoro, tenendo anche conto delle peculiarità territoriali. Questo progetto può essere realizzato senza oneri aggiuntivi utilizzando e razionalizzando i finanziamenti attualmente erogati,  spesso con scarsi o nulli ritorni occupazionali, per i corsi  di formazione professionale post- scolastici
  • La scuola secondaria deve essere realmente propedeutica all’università. In questa ottica individuare ed accrescere le competenze matematiche e scientifiche in particolare in quegli orientamenti che storicamente hanno un basso contenuto curricolare di materie scientifiche
  • L'università deve essere considerata il  punto cardine  essenziale per la crescita economica del Paese e motore delle dinamiche che favoriscono la  mobilità sociale ed economica dei cittadini, fattore indispensabile per una vera competizione,  alla base delle potenzialità di crescita e sviluppo economico . Deve inoltre ritornare ad essere il più alto punto di incontro e snodo tra formazione e mercato del lavoro. Per questo obiettivo riteniamo necessari alcuni interventi minimi
  • Abolire i test di ingresso all’Università: i criteri di selezione dei “capaci e meritevoli” devono avvenire principalmente attraverso la valutazione del curriculum studiorum,  la selezione deve avvenire durante lo studio. Il destino di chi è rifiutato preventivamente dagli atenei è  quello di laurearsi in discipline non gradite che creeranno inevitabilmente professionisti demotivati o scontenti,  o  costretti a rivolgersi all’estero per poter studiare la materia  più confacente alle  proprie attitudini e capacità. Attualmente l’introduzione dei test d’ingresso sta alimentando  vertiginosamente il proliferare di strutture private che offrono, supplendo ignominiosamente e vergognosamente alle carenze di formazione nelle scuole secondarie, la preparazione  ai cosiddetti test. Nella migliore delle ipotesi diventano di fatto una tassa di ingresso all’università, mediamente di 1000/1500 euro, in altri casi il giro di denaro alimenta un nuovo mercato di corruttele ormai noto a tutti. Inoltre l’attuale sistema introdotto dalla legge 264/99  ottiene l’effetto di creare un inaccettabile sbarramento preventivo, socialmente discriminante e soprattutto non meritocratico. Il sistema, tra l’altro,  non sempre risponde alle reali esigenze del mercato del lavoro. Un esempio per tutti: l’ordine dei medici avverte che l’attuale trend, in merito a laureandi in medicina, ci costringerà nel medio periodo ad “importare” medici dall’estero. Con la potente ed efficiente  macchina universitaria cinese e indiana, con poca fantasia possiamo anche ipotizzarne la  provenienza
  • Incentivare attraverso le leve fiscali di detassazione e deducibilità, l’investimento dei privati nella ricerca per una maggiore competitività del sistema industriale
  • Motivare i giovani che si dedicano alla ricerca e finanziare e finanziare idee o progetti che possano rappresentare occasione di innovazione e sviluppo
  • Avvio di una politica di specializzazione dell’offerta formativa degli atenei e razionalizzazione dei corsi di laurea esistenti nella direzione di una maggiore aderenza alle esigenze del mercato del lavoro
  • La meritocrazia accademica è un punto cardine dell’efficienza del sistema universitario.  La retribuzione del personale docente deve essere legato  a parametri fissi  che tengano conto oltre alla professionalità di base posseduta,  e parametri  variabili dipendenti dalla reale attività di docenza e dell’operato didattico anche in termini di impegno nella ricerca e pubblicazioni effettuate dal docente
  • Prima di istituire nuovi atenei, ottimizzare quelli già esistenti e valutare la possibilità di sperimentare gradualmente il modello dei campus universitari Torna all'indice


ghirigori

Istituzioni


  • Laicità dello Stato: massimo rispetto dei dettami Costituzionali che affermano il principio della laicità dello stato. Stigmatizzare e contrastare ogni ingerenza nelle decisioni del Parlamento italiano  da parte di tutte le confessioni religiose
  • Legge elettorale: il PSD è pienamente cosciente che ogni sistema elettorale può diventare uno  strumento  vano, ai fine della scelta di un governo giusto e capace. Se il cittadino abdica al diritto/ dovere di vigilare sulle capacità e soprattutto sull’integrità etica e morale dei candidati scelti ,attraverso il voto, per rappresentarlo e guidare il Paese. Tenuto conto della storia e della cultura politica del nostro Paese, il PSD ritiene sia il sistema uninominale maggioritario doppio turno che possa garantire un accettabile compromesso tra rappresentatività, governabilità e coinvolgimento del cittadino
  • Riforme:  in linea di principio le scelte di riforma devono essere il più possibile condivise dalle principali forze politiche, evitando così che le legislature successive in caso di alternanza, siano impegnati a modificare o annullare le leggi fatte dalla precedente. Materie che riguardano le stesse regole del gioco, come quella elettorale non devono essere modificate solo con il consenso della maggioranza. In materia di riforme oltre alla legge elettorale proponiamo:

a)    Riduzione del numero dei parlamentari;
b)    Limiti al numero di ministeri e componenti del governo;
c)    Introduzione dell’istituto referendum propositivo  per leggi di iniziativa popolare con un milione di firme nel caso trascorsi due anni dalla loro presentazione il Parlamento non si sia pronunciato sulla legge;
d)    Rivisitazione delle norme in materia di conflitto di interessi e cumulo cariche pubbliche.

  • Democrazia diretta: spesso logiche di partito portano a presentare candidati scelti non in base alle loro capacità o condotta morale ma, solo ed esclusivamente in base un numero di voti che può portare. Questo alimenta di fatto la cultura del voto clientelare e la tentazione di usare  strumentalmente i bisogni del cittadino come arma di ricatto per ottenere il consenso elettorale  legittimando di fatto una condizione permanente di bisogno. Il cittadino si trova, così, davanti al fatto compiuto con un potere di scelta molto limitato. Proponiamo, l’istituzione per legge, di forme di “primarie” per la scelta dei candidati, costringendo i partiti a valutare con più attenzione la presentabilità e la storia personale del candidato
  • Privilegi: abolizione dei privilegi, post carica, di parlamentari e quanti sono investiti di cariche politiche. Trattamenti previdenziali analoghi a tutti i cittadini italiani e, tranne casi straordinari, abolizione totale di vitalizi e privilegi
  • Rimborsi spese elettorali: rivedere le norme in materia di rimborsi elettorali per una riduzione delle spese delle campagne elettorali. Ridimensionamento,  delle campagne elettorali in tutti i settori dell’informazione al fine di permettere e garantire visibilità anche a compagini politiche minoritarie nel rispetto dei principi e a salvaguardia della democrazia
  • Lavori pubblici: maggiore trasparenza e pubblicità sugli appalti e rigoroso rispetto dei termini economici e temporali. Identificare   in maniera chiara“ il funzionario responsabile” per ogni appalto   in modo da evitare il fenomeno della stratificazione e minimizzazione delle responsabilità
  • Servizi pubblici:  qualità, efficienza, accessibilità. La qualità e l’efficienza dei servizi pubblici sono una componente  fondamentale per la tutela degli strati più deboli della popolazione e per la qualità della vita di tutta la collettività. Concorrenza, trasparenza nella determinazione delle tariffe e standard minimi nazionali delle prestazioni devono diventare gli strumenti  per permettere al cittadini un maggior controllo sulla qualità delle prestazioni ricevute. E’ indispensabile per migliorare la qualità dei servizi offerti che il cittadino sia coinvolto, nel controllo, attraverso un efficace “sportello” reclami e che tutte le istanze, debitamente formulate, abbiano risposta
  • Per un territorio realmente più competitivo: ripensare una politica del territorio in un’ottica tesa all’eliminazione delle Province  e la costituzione  di  Città Metropolitane ed alla fusione dei piccoli comuni fatte salve particolari realtà territoriali al alta vocazione turistica Torna all'indice

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Famiglia


  • La famiglia, cellula fondante, propedeutica allo sviluppo e crescita etico – sociale  della  società, deve essere centrale e tutelata dallo stato. Riconoscimento e tutela in tema di mutua assistenza e condivisione di proprietà materiali, nei confronti di altre forme di convivenza a cui non è possibile accedere attraverso l’istituzione del  matrimonio
  • Riassetto dell’intero sistema fiscale che dovrà mettere al centro la famiglia, il lavoro e le imprese. Utilizzo più mirato degli strumenti dell’esenzione, della deducibilità e della detraibilità, con l’obiettivo di attenuare le sacche di disagio sociale e realizzare una più giusta distribuzione del carico fiscale
  • Lavoro femminile. La donna ha diritto alla pari dignità e soprattutto a pari opportunità nel mercato del lavoro. Un fenomeno volutamente ignorato dagli studiosi e dai media riguarda la relazione tra lavoro femminile e crescita demografica. Paradossalmente, in occidente, la donna che lavora, da un punto di vista statistico, non è in grado di mantenere tassi di natalità atti a garantire una crescita positiva o zero. E’ grazie all’apporto degli immigrati, in virtù  della loro diversa cultura se il nostro Paese riesce a mantenere quei minimi di indici di natalità che garantiscono la sopravvivenza dello stato sociale a cui siamo abituati. Una famiglia diventa nucleo fondante della società, come abbiamo già detto solo se riesce ad assicurare il ricambio generazionale. Il PSD considera fondamentale armonizzare lavoro femminile e indici di natalità, con tutte quelle iniziative culturali economiche e legislative che riescano ad invertire la tendenza
  • Spese mediche deducibili al 100 per cento per i redditi più bassi
  • L'asilo nido deve diventare un servizio disponibile per tutti con la massima flessibilità di orario. Il già difficile accesso e permanenza nel mercato del lavoro, soprattutto per le lavoratrici, non deve essere ulteriormente aggravato dalle difficoltà di gestione dei figli in età prescolastica Torna all'indice


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Sociale


  • Sostegni alla natalità attraverso bonus in funzione dell’effettivo reddito familiare
  • Bonus aggiuntivo alle pensioni più basse in assenza di altri redditi
  • Leggi più severe per l’utilizzo e lo spaccio di droghe cosiddette  “pesanti”, ormai divenute una piaga sociale, e potenziamento dei centri di recupero e di ascolto
  • La precarietà del mercato del lavoro non permette più a molti giovani di accedere ai mutui casa in quanto non sono in possesso delle necessarie garanzie di continuità economica. A tal fine, ripensare in accordo con le banche  forme di mutuo che pur mantenendo l’indispensabile convenienza per le stesse, permettano ai giovani di accedere all’abitazione. Per esempio differendone la proprietà, che rimane della banca, fino al raggiungimento di una determinata soglia di capitale restituito
  • Rispetto della vita e della dignità umana: Testamento biologico e leggi che regolino la possibilità di rifiuto dell’accanimento terapeutico per malati terminali o malati cronici con patologie altamente invalidanti
  • Aiuti concreti alle famiglie che assistono disabili e applicazione totale  su tutto il territorio nazionale, delle norme in materia di eliminazione delle barriere architettoniche.   Particolare attenzione a livello locale  alla rimozione di ostacoli che di fatto si configurano come barriere architettoniche (es. auto che ostruiscono le rampe)
  • Applicazione del  "cinque per mille" a favore del volontariato  impegnato nell’assistenza  e nel sociale
  • Abolizione  del canone Rai, una tassa ormai ingiustificata in quanto la televisione pubblica ha da tempo abdicato dalla sua  funzione. Oggi la  Rai agisce esclusivamente su logiche commerciali o peggio diventa il gazzettino del potere di turno. Destinare, per legge, quote degli introiti pubblicitari a programmi culturali sperimentali
  • Sanità: fissare a 60 giorni il termine massimo per le liste d’attesa sia presso ospedali e ambulatori pubblici sia presso privati convenzionati. Interventi immediati degli ispettori nei casi si superani tali limiti presso strutture pubbliche e forti  penalizzazioni economiche nei confronti delle strutture private convenzionate. Una lista d’attesa superiore a 60 giorni non è degna di un Paese civile, si trasforma di fatto in un ricatto costringendo l’utente a rivolgersi presso privati con prestazione a titolo oneroso vanificando di fatto il principio di gratuità delle prestazioni sanitarie e del diritto alla salute
  • Regolamentare ed incentivare la possibilità di  “adozione” da parte di associazioni di cittadini,  finalizzata alla manutenzione e cura, di piccole aree di verde pubblico
  • Diritti del paziente: nei casi ove possibile, il paziente ha il diritto  ad essere informato ed a  fornire il proprio consenso ai trattamenti sanitari a cui si intende sottoporlo.  Il paziente deve avere il diritto al rifiuto cosciente o mediante lo strumento del testamento biologico, di ogni forma  di accanimento terapeutico Torna all'indice


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Energia ed ambiente
Preambolo

In materia di energia, come è noto,  siamo un Paese fortemente dipendente dal petrolio e dalle altre fonti fossili, quasi tutte provenienti dall’estero con grave incidenza sulla nostra economia. Il petrolio, che tra l’altro è una fonte esauribile, risente troppo degli assetti e delle oscillazioni delle forti economie mondiali di cui siamo costretti a seguirne le oscillazioni. Inoltre l’instabilità politica e militare dei Paesi dove si concentra la maggior parte della produzione petrolifera ci costringe a subirne i ricatti ed ad attivare strategie e tatticismi diplomatici che spesso non rispettano la nostra dignità nazionale e culturale. L’energia nucleare, su cui il PSD non pone nessuna pregiudiziale e da tanti spacciata come la panacea in fatto di energia, crea spesso più problemi di quanti non ne risolva. Sicuramente attenuerebbe  la dipendenza energetica dall’estero. Come è noto, in Italia, i tempi per ottenere energia “pagante” dal nucleare sono molto lunghi e lo smaltimento e stoccaggio delle scorie è un problema che difficilmente riusciremo a risolvere come ci insegna l’esperienza di tutti quei paesi che hanno una consolidata esperienza nel nucleare per usi civili.  Non è più proponibile lo stoccaggio criminale a migliaia di chilometri da noi come avveniva i passato, e ciò che sotterriamo nel nostro territorio prima o poi lo confluirà nelle falde acquifere. A livello geo-politico, e la querelle del nucleare iraniano ne è un chiaro esempio, intervengono considerazioni più incisivi a sconsigliare la diffusione del nucleare come fonte di approvvigionamento energetico nel pianeta. Un ultima considerazione: se è vero che nessun referendum in Italia ha mai detto no al nucleare, contrariamente ad un diffuso luogo comune, è anche vero che il nucleare non è una fonte rinnovabile. La reale soluzione al problema, senza tralasciare la ricerca per un nucleare più sicuro e gestibile, è rappresentata dalle fonti rinnovabili di energia. Investire nelle fonti di energia a costo praticamente zero e senza ricadute ambienti significa investire in benessere, sicurezza e occupazione. L’intervento nel settore energetico deve essere  prioritariamente legislativo, mirato  alla semplificazione delle norme in materia, e all’incentivazione della ricerca e dell’innovazione tecnologica, e culturale attraverso la scuola e opportune campagne di sensibilizzazione.

  • Incentivazione alla diffusione del solare termico e della geotermia per la climatizzazione; incentivazione del fotovoltaico condominiale con leva fiscale e parcheggi riservati per veicoli elettrici
  • Sostenibilità, energia e alimentazione: incentivazione dell'agricoltura biologica; spazi commerciali in mercati comunali riservati alla vendita diretta degli agricoltori per piccole e medie aziende di agricoltura biologica
  • Utilizzo dei pannelli solari e fotovoltaici presso le abitazioni private. Mantenere ed aumentare gli incentivi per l’efficienza energetica degli stabili in sede di ristrutturazione o manutenzione dell’immobile. Il duplice obiettivo è quello di fungere da volano per un settore che può avere ricadute positive in termini occupazionali ridurre la dipendenza del petrolio con notevole risparmio economico
  • Potenziare la raccolta differenziata e rimuovere le cause, culturali e gestionali, che rendono praticamente impossibile, in quasi tutto il sud Italia, effettuare realmente la  raccolta differenziata dalla raccolta al riutilizzo. Oggi spesso la raccolta, nelle regioni del sud, si ferma  all’appalto del servizio e alla distribuzione di qualche sacchetto
  • Mobilità: potenziamento del servizio pubblico.  Aumento e sviluppo di  piste ciclabili e aree connesse; oltre a benessere per i cittadini, in un territorio ad alta vocazione turistica come l’Italia, potenziare e collegare la rete di piste ciclabili rappresenta una efficace risorsa nel settore dell’offerta turistica. Incentivare, in particolare nei grandi centri urbani,  mezzi di mobilità condivisa (car sharing - car pooling) o alternative all’automobile
  • Dissesto idrogeologico e rischio sismico: immediato studio del territorio per l’identificazione delle aree a rischio. Divieto di qualunque concessione per insediamenti edilizi residenziali commerciali e industriali. Escludere per legge ogni ipotesi di sanatoria per dette aree Torna all'indice

 

 

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